Cassa integrazione in Lombardia, l’allarme UIL: a Lecco calano le ore ma resta l’ombra della crisi strutturale

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Il 1° rapporto 2026 di UIL Lombardia fotografa un anno difficile per imprese e lavoratori

Nel Lecchese diminuiscono ore e addetti in CIG, ma il sindacato invita alla prudenza: “Non è automaticamente un segnale di ripresa”

LECCO – Un “annus horribilis” per il lavoro in Lombardia, con effetti che si riflettono anche sul territorio lecchese. È la fotografia che emerge dal primo rapporto 2026 sulla Cassa Integrazione elaborato dalla UIL Lombardia sulla base dei dati di INPS, che descrive un 2025 segnato da profonde difficoltà produttive e occupazionali, in un contesto reso ancora più incerto dall’imminente esaurimento dei fondi del PNRR. Nel complesso regionale, l’anno scorso si è registrato un incremento significativo del ricorso agli ammortizzatori sociali, con una dinamica che preoccupa il sindacato: la CIG ordinaria è diminuita dell’1,8%, mentre la CIG straordinaria è cresciuta del 23,3%, segnale di crisi più profonde e durature rispetto a semplici rallentamenti congiunturali.

Le filiere industriali sotto pressione

A trainare l’aumento sono stati soprattutto i comparti chiave della manifattura lombarda: meccanica (+11,5%, pari a oltre 5 milioni di ore), chimica e plastiche (+13,9%), abbigliamento (+55,3%), trasporti e comunicazioni (+97,6%).

Numeri che, secondo la UIL, raccontano una difficoltà diffusa lungo intere catene produttive e non circoscritta a singole aziende. «È una fragilità sistemica – sottolinea il sindacato – legata a riorganizzazioni industriali, crisi settoriali e transizioni strutturali che mettono a rischio la stabilità occupazionale».

Il caso Lecco: meno CIG, ma prudenza d’obbligo

Nel panorama provinciale lombardo, Lecco figura tra i territori in cui nel 2025 si è registrata una contrazione del ricorso alla cassa integrazione: le ore autorizzate sono scese da 4.941.898 a 4.236.960 (-14,3%), mentre i lavoratori coinvolti sono diminuiti da 2.422 a 2.077 (-14,3%).

Un dato che potrebbe apparire incoraggiante, ma che – secondo la UIL – non va letto automaticamente come un segnale di ripresa. La riduzione, spiegano i tecnici del sindacato, può anche indicare la conclusione di precedenti cicli di CIG, ristrutturazioni aziendali già avviate o lo spostamento delle crisi verso altri strumenti di gestione degli esuberi.

Nel dettaglio settoriale, nel Lecchese l’industria registra un calo del 15,8% delle ore di CIG, l’edilizia scende dell’11,3%, mentre il commercio mostra un forte incremento percentuale, passando da 13.599 a 86.624 ore autorizzate.

Monteduro: “Famiglie in difficoltà e futuro incerto”

A interpretare il quadro è Salvatore Monteduro, segretario confederale della UIL Lombardia, che parla apertamente di una situazione allarmante: «L’analisi dei dati INPS sulla Cassa Integrazione 2025 restituisce un’immagine preoccupante del mercato del lavoro lombardo. Dietro le cifre ci sono famiglie che vedono ridursi il reddito e lavoratori che vivono un’incertezza prolungata. Il forte incremento della CIG straordinaria segnala che il sistema produttivo non sta attraversando una fase ciclica, ma trasformazioni strutturali che pongono seri rischi occupazionali nel medio periodo».

Monteduro ricorda come nel 2025 in Lombardia oltre 49 mila lavoratori siano stati coinvolti dalla CIG, di cui circa 15 mila in cassa straordinaria, la fascia più esposta alla perdita del posto di lavoro: «Senza questi strumenti – avverte – l’impatto delle crisi sarebbe immediato e devastante sulle famiglie».

La richiesta: politiche industriali e governo delle transizioni

Secondo la UIL, gli ammortizzatori sociali restano indispensabili, ma non possono diventare una gestione permanente dell’emergenza.

«Serve una strategia regionale integrata – conclude Monteduro – che tenga insieme tutela del reddito, politiche industriali, politiche attive del lavoro, presidio territoriale delle crisi e gestione delle transizioni produttive. La CIG deve restare uno strumento di protezione sociale, non l’anticamera della perdita del posto di lavoro».

Per Lecco, dunque, il calo dei numeri rappresenta solo una tregua parziale in un contesto ancora instabile. Il timore espresso dal sindacato è che, senza un rilancio strutturale dei comparti industriali e investimenti mirati, anche territori oggi meno colpiti possano tornare rapidamente a fare i conti con nuove ondate di crisi occupazionale.