Mamma, papà… come nascono i bambini?

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Eccoci al secondo appuntamento con le domande imbarazzanti che ci vengono poste dai nostri figli. L’argomento di questa settimana, l’affettività e la sessualità, pone sempre dubbi nei genitori, che si chiedono quando e con quali parole sia giusto rispondere.

Prima però di prendere in considerazione “cosa dire” cerchiamo di capire perché questo genere di domande ci mette in imbarazzo, sia che ci vengano poste dai bambini che dagli adolescenti. Una possibile spiegazione è che i nostri genitori non ne hanno parlato con noi, non ne abbiamo esperienza, non conosciamo le parole per affrontare l’argomento. Oppure perché lo consideriamo un aspetto troppo intimo e personale. O ancora, perché una volta che se ne inizia a parlare con i figli, questi aspetti della vita non riguardano più solo noi genitori, ma mettiamo al corrente anche i più piccoli che c’è una sfera privata della coppia che teniamo segreta, una complicità nascosta che li vede esclusi.

Detto questo, è naturale e del tutto normale che i piccoli, fin dalla più tenera età, pongano domande su questi aspetti (“Come nascono i bambini?”, “Che differenze ci sono tra maschio e femmina?”, “Dov’ero prima di nascere?”), così come lo fanno su moltissimi altri argomenti. La differenza è il nostro imbarazzo, che spesso deriva dal fatto che associamo subito queste questioni al rapporto sessuale e ci troviamo in difficoltà perché non sappiamo come spiegarlo.

Considerando che i bambini iniziano molte presto a porre queste domande, e che di solito lo fanno nei momenti meno opportuni (per noi) prendendoci alla sprovvista, sarebbe utile che i discorsi sull’affettività e la sessualità non siano un evento eccezionale e da posticipare, ma entrino nel quotidiano familiare e spontaneo. Un semplice accorgimento potrebbe essere quello di iniziare fin da piccoli a nominare le parti intime anche con i nomi corretti, affiancandoli ai “nomignoli” che ci creano meno imbarazzo. Certo, forse pene e vagina suonano meno bene di pisellino e farfallina, ma così si chiamano e queste sono le parole che la nostra lingua ci mette a disposizione.

Se pensiamo a quanta fatica anche noi adulti facciamo a chiamare con il proprio nome i nostri organi riproduttivi, forse ci renderemmo conto di quanto potrà essere difficile non trasmettere imbarazzo ai nostri figli quando ci troveremo davanti alle loro domande. Sarà impossibile non farlo, anche perché si entra in una dimensione di pudore molto personale. Ecco allora che non è utile nascondere o negare le nostre reazioni (rossore, irrigidimento ecc) magari rispondendo frettolosamente che sono troppo piccoli per capire o inventandosi fantasiose spiegazioni. Molto meglio partire proprio dal proprio sentimento di imbarazzo e spiegare che la nostra reazione deriva dal fatto che sono argomenti dei quali non si parla con tutti e in qualsiasi occasione, ma che ne possiamo comunque parlare e che cercheremo di rispondere alle loro curiosità. Possiamo aiutarci anche con libri e dvd, oggi in libreria se ne trovano davvero tanti creati appositamente per i più piccoli.

Ecco qualche suggerimento.

Non fatevi prendere alla sprovvista. Le loro domande arriveranno piuttosto precocemente. Iniziate quindi a pensare come rispondereste alle loro curiosità future e discutetene tra voi genitori. I più piccoli infatti porranno la stessa domanda a più persone, decidere come affrontare l’argomento vi porterà ad evitare di dargli risposte contrastanti. Questo non vi garantirà di non trovarvi spiazzati e impreparati, ma vi aiuterà a reagire più prontamente.

Non usate paroloni. Con i bimbi più piccoli, fino ai sei anni circa, non occorre preoccuparsi di dover fornire tutti i particolari, magari con descrizioni troppo tecniche, anche perché sarebbero probabilmente poco comprensibili per loro e non soddisferebbero la loro curiosità. Per spiegare come un bambino “entra nella pancia della mamma” si può ad esempio rispondere che il papà mette il semino quando fa le coccole “da grandi” alla mamma. Spesso la semplicità soddisfa i bimbi più di tante parole.

Se siete in difficoltà, prendete tempo. Con la crescita dei figli le domande cambiano e le nostre difficoltà possono aumentare. Con i più grandicelli e i preadolescenti potete anche chiedere loro di rinviare il discorso di qualche ora, prendendovi un momento per riflettere e prepararvi, creando poi un momento dedicato e solo per voi per ascoltare dubbi e preoccupazioni di chi si trova ad affrontare un periodo impegnativo di crescita. In questi casi spiegate anche perché avete avuto la necessità di rimandare un po’. Attenzione però, non è detto che i ragazzi siano disposti ad intraprendere un discorso più strutturato e dedicato, potrebbero sentirsi in imbarazzo. Condividete questa emozione che anche voi forse provate e da lì partite.

Certo la pratica aiuta, l’avere creato una comunicazione aperta fin dalla tenera età aiuterà entrambi ad affrontare questi temi con più naturalezza.

Non demandate ad altri. I vostri figli parleranno di affettività e sessualità primariamente con gli amici, prima ancora che con voi, e reperiranno informazioni tramite la televisione e internet. Tuttavia come genitori è importante assicurarsi che ricevano informazioni corrette e che si sentano liberi di confrontarsi anche con voi in caso di difficoltà.

Lucia Riva e Elisabetta Vitali

Gli articoli della rubrica sono a cura delle Dott.sse Lucia Riva ed Elisabetta Vitali, pedagogiste dello Studio di Consulenza Pedagogica Koru www.consulenzapedagogicakoru.it

Se avete domande o osservazioni potete scrivere all’indirizzo mail studiokoru@libero.it

 

 

 

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