Mio figlio non parla!

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LECCO – Molti genitori, in diverse consulenze, ci hanno riportato le loro preoccupazioni e i loro dubbi perché pensano che i loro bambini tardino a parlare e ci chiedono come poterli aiutare.

Prendiamo innanzitutto in considerazione le tappe dell’evoluzione linguistica nel bambino per avere un primo riferimento teorico e provare a capire meglio la situazione:

– tra i 9 e 11 mesi i bambini cominciano a pronunciare i primi suoni;

intorno all’anno cominciano a pronunciare le prime parole singole e ad indicare gli oggetti con un intento comunicativo. Questi gesti per loro hanno la stessa funzione delle parole.

Di solito le prime parole indicano gli oggetti più familiari e conosciuti (mamma, papà, nonni, palla…) e il loro vocabolario si compone di un numero limitato di vocaboli;

– tra i 18 e 24 mesi i bambini articolano le prime frasi e progressivamente aumentano il numero delle parole usate;

– dopo i 3 anni nella comunicazione verbale seguono le prime regole grammaticali e si esprimono con una certa proprietà di linguaggio.

Precisiamo che queste sono da considerarsi delle linee guida per lo sviluppo linguistico dei bambini, ma poi ogni bambino è un caso particolare: compirà un suo percorso unico e originale, dove molti fattori influiranno sui tempi e le modalità dello sviluppo verbale. Ci saranno bambini che attorno all’anno avranno un numero considerevole di parole e si esprimeranno correttamente e bambini che faranno queste scoperte linguistiche “più tardi”.

Vediamo ora i fattori che possono “frenare” un bambino nella comunicazione verbale e le possibili strategie/suggerimenti per stimolarli sotto quest’aspetto:

– cammino o parlo? Se osserviamo i nostri bambini notiamo che alcuni di loro sono più concentrati sul movimento, altri sulla parola. Essi spesso preferiscono la scoperta del mondo tramite la propria corporeità: sono i bambini che toccano tutto, si arrampicano, aprono i cassetti, corrono… Tutte attività che vengono fatte con abilità e impegno e che, perciò, posticipano l’attenzione sulla parola;

– timidezza: talvolta i bambini sono solo timidi o più chiusi di altri. In questi casi non stanchiamoci di parlare con loro, ma non forziamoli a rispondere. Importante è rispettare i loro tempi e le loro modalità;

– anticipazione dei bisogni: se gli adulti che ha intorno prevengono qualsiasi sua richiesta il piccolo non sentirà il bisogno di “sforzarsi” per farsi capire; per esempio, se al suo minimo versetto offriamo al bambino tutto ciò che abbiamo a disposizione, egli non imparerà la parola corrispondente all’oggetto desiderato, perché non ne avrà bisogno;

– abitudini familiari: fondamentali sono le abitudini della famiglia in cui il bambino cresce, a volte se in famiglia si parla, si legge e si racconta molto, probabilmente il bambino parlerà prima;

– quindi parliamo fin da piccoli con i nostri figli, senza preoccuparci che capiscano tutto o che ci rispondano: l’importante è che si abituino alla comunicazione;

– non correggeteli troppo: mentre stanno imparando a parlare evitiamo di sottolineare l’errore. Meglio ripetere solo la parola in modo corretto così lui interiorizzerà il suono giusto, ma nello stesso tempo non limiterà la sua capacità creativa e di apprendimento che cerca di portare avanti nella sua ricerca di linguaggio;

– facciamoli socializzare: il rapporto con altri bambini può stimolarli a comunicare verbalmente per riuscire a interagire con loro; spesso il nido e il centro prima infanzia sono ottime occasioni per farli crescere anche sotto questo aspetto.

 Lucia Riva e Elisabetta Vitali

 

Gli articoli della rubrica sono a cura delle Dott.sse Lucia Riva ed Elisabetta Vitali, pedagogiste dello Studio di Consulenza Pedagogica Koru

www.consulenzapedagogicakoru.it

 Se avete domande o osservazioni potete scrivere all’indirizzo mail studiokoru@libero.it

 

 

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