ARPA rileva divergenze su contaminazione e terreni di riporto nelle indagini svolte nel 2023 e 2025
Anche la Provincia parla di “incongruenze nei dati e nella documentazione”, mentre il Comune chiude la Conferenza dei servizi con esito negativo
LECCO – È la stessa area del Maglio della Panigada e della cosiddetta “casa civile”, al centro del recente dibattito in Consiglio comunale, quella su cui si è abbattuto lo stop alla bonifica. Il procedimento ambientale relativo all’ex ditta Odobez, tra via Gorizia e via Panigada, si è infatti concluso con esito negativo: il progetto presentato non è stato approvato e dovrà essere rivisto.
Si tratta di un passaggio tutt’altro che secondario. Senza un piano di bonifica validato, qualsiasi intervento di trasformazione urbanistica resta, di fatto, congelato.
“Contraddizioni nei dati”: la posizione di ARPA
Determinante è stato il parere di ARPA, che ha messo nero su bianco l’impossibilità di esprimere una valutazione sull’Analisi di rischio “per l’esistenza di diverse contraddizioni nei dati e nel documento”.
L’Agenzia ha rilevato divergenze tra le indagini ambientali svolte nel 2023 e quelle effettuate nel 2025, evidenziando differenze sia nei livelli di contaminazione sia nella presenza e nello spessore dei terreni di riporto.
Non solo. Nella stessa relazione tecnica presentata dalla proprietà, ARPA segnala un contrasto interno: in un passaggio si parla della presenza di terreni di riporto “su quasi tutta l’area, con spessori metrici”, mentre in un altro si afferma che “le stratigrafie non hanno evidenziato presenza sostanziale di terreno di riporto, ad esclusione del sottofondo della pavimentazione e/o dell’asfalto”.
In diversi punti di indagine, inoltre, quanto riportato nella relazione non corrisponderebbe a quanto verbalizzato in cantiere dai tecnici dell’Agenzia. Anche alcune tavole progettuali sono state giudicate poco chiare nella delimitazione delle aree di intervento.
Per questo ARPA precisa che, in assenza di dati coerenti, “non sono state eseguite simulazioni di verifica” e conclude che “non è possibile valutare le proposte di AdR e di intervento”. Un giudizio che, di fatto, blocca l’iter.
Provincia e Comune: documentazione da rivedere
Sulla stessa linea la Provincia, che parla di “incongruenze nei dati e nella documentazione” e ritiene necessario che il tecnico incaricato riveda gli elaborati, uniformandosi alle osservazioni tecniche. Nel parere viene anche evidenziato che non è chiara la scelta di suddividere il sito in subaree e lotti.
Il Comune, quale ente procedente, ha preso atto dei rilievi e ha chiuso la Conferenza dei servizi con esito negativo, ritenendo che le criticità non siano superabili senza modifiche sostanziali alla documentazione presentata.
È importante chiarirlo: non è stata bocciata l’idea della bonifica in sé, ma il progetto così come è stato presentato. Per andare avanti servirà una nuova versione, tecnicamente coerente e completa.
Il legame con il Maglio e la “casa civile”
Il procedimento ambientale riguarda lo stesso comparto su cui si è acceso il confronto politico nelle scorse settimane: l’area del Maglio della Panigada e della “casa civile” di Rancio.
Mentre in Consiglio si discute di vincoli, tutela storica e osservazioni al nuovo PGT – con la salvaguardia del Maglio ribadita e il destino della “casa civile” ancora oggetto di interrogativi – sul fronte ambientale la pratica torna al punto di partenza.
Il quadro è quindi duplice: da un lato il confronto urbanistico e culturale sul valore degli edifici, dall’altro la necessità tecnica di bonificare un’area industriale dismessa prima di qualsiasi trasformazione.
Prima di stabilire cosa potrà essere costruito o demolito, sarà necessario chiarire i dati ambientali e ottenere l’approvazione di un progetto di bonifica ritenuto solido. Solo allora il futuro della Panigada potrà tornare davvero al centro delle decisioni.

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