Sciopero treni: “Le fasce di garanzia? Una pia illusione”

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Il resoconto di Eleonora Lavelli alle prese oggi con lo sciopero dei treni

“La situazione del trasporto ferroviario è un incubo di cui non si vede la fine”

MERATE – “Le fasce di garanzia? Semplicemente una pia illusione”: è il commento, desolato e sconcertato, di Eleonora Lavelli, pendolare, consigliera comunale a Imbersago nonché segretaria provinciale di Azione, alle prese con un lunedì nero, sul fronte del trasporto su ferro, complice lo sciopero indetto dal sindacato Orsa. Tornare a casa oggi, lunedì 3 febbraio, si è rivelato un’odissea, nonostante la promessa di un servizio attivo sull’intera giornata e della salvaguardia delle fasce di garanzia alla mattina e alla sera.

Ecco il resoconto di Eleonora Lavelli

Semplicemente invivibile.
La situazione del trasporto ferroviario è un incubo di cui non si vede la fine.
Fa sorridere leggere, sui binari al freddo ammassati tra la folla in attesa da ore di un treno per casa, la comunicazione di Trenord che avvisa “i Signori Clienti che dalle ore 3 di lunedì 2 febbraio alle ore 2 di martedì 3 febbraio 2026 il sindacato ORSA ha proclamato uno sciopero che potrà generare ripercussioni al servizio Regionale, Suburbano.
*Viaggeranno i treni durante le fasce orarie di garanzia, dalle ore 6 alle ore 9 e dalle ore 18 e dalle ore 21.
Lo sciopero potrà avere ripercussioni sull’offerta programmata; tuttavia, si prevede un servizio attivo sull’intera giornata”.*
Checché ne dicano, questa sera (così come stamattina) le fasce di garanzia è stata una pia illusione.
Sono ormai due ore che mezza che da Centrale e Garibaldi non passa nessun treno per Lecco.
Riepilogare i disagi vissuti è desolante come ascoltare le storie dei ragazzi e delle ragazze lecchesi in attesa del treno.

Eleonora Lavelli

Noemi, 28 anni, di Olgiate Molgora, è dalle 17 che attende in stazione, prima a Centrale e poi – viste le cancellazioni – a Garibaldi, un treno per tornare a casa.
Marta, 35 anni, di Brivio lavora in una struttura sanitaria a Milano ed è costretta a lavorare in presenza tutti i giorni, riprogrammando la propria vita e gli impegni in funzione dei treni e dei ritardi. Anche lei è da due ore e mezza in stazione Garibaldi.
Paolo Domenico, 55 anni, di Robbiate, anche lui è operatore sanitario e ha dovuto andare a lavorare a Milano, sperando nei treni previsti nella fascia di garanzia. Eppure fino alle 19.22 non ha trovato nessun treno.
Queste sono solo alcune delle storie delle centinaia di persone, sconfortate, che attendono di rientrare a casa in provincia dí lecco.
Quanto ancora lasceremo che mettano a dura prova la pazienza e la speranza dei pendolari lecchesi?

Eleonora Lavelli