RUBRICA – Cari amici ben ritrovati, un saluto ed un augurio per un 2019 enogastronomico all’insegna della qualità. Dopo le festività di fine anno, mi auguro che anche voi le abbiate trascorse nel migliore dei modi, sono ritornato sul “banco degli assaggi” andando a spulciare qua e la nelle zone e vitigni poco conosciuti e devo proprio dire che sono rimasto colpito dall’evoluzione che sta avendo la vitivinicultura in alcune regioni d’Italia che fino ad oggi non hanno ancora espresso il loro effettivo potenziale e quindi sono un tantino trascurate anche a livello mediatico.

Una di queste regioni è sicuramente il Lazio, dalle nostre parti enologicamente conosciuto (si fa per dire) solo per alcuni vini mediocri della zona di Frascati e Castelli Romani serviti sfusi in Pizzeria o usati a malapena per sfumare l’arrosto.

In alcune recenti degustazioni mi sono accorto che, anche nel Lazio, una schiera consistente di avveduti produttori sta valorizzando il territorio sia per quanto concerne il miglioramento dei vini della tradizione sia nei prodotti innovativi che trovano in queste zone un contesto pedo-climatico ottimale. Per essere più chiaro vi porto ad esempio gli ultimi due assaggi: Frascati riserva “Luna Mater” Fontana Candida e Tempranijo Lazio Igt di Casale del Giglio.

Il “Luna Mater” è un bel ‘”vinone” bianco potente e rotondo ma supportato da una bella freschezza e aromaticità. In una seconda fase della vinificazione viene “governato” con una piccola percentuale di Malvasia puntinata del Lazio appassita in pianta, che conferisce un notevole supporto alla struttura, seguito dall’affinamento di un anno almeno per ottenere la qualifica di “riserva”: un eccellente esempio di valorizzazione di una DOCG tipicamente laziale.

Il Tempranijo di Casale del Gliglio è un bel “vinone” rosso ottenuto con l’omonimo vitigno di origine spagnola, solitamente coltivato nelle zone del Duero e della Rioja, raccolto in leggero appassimento e parzialmente affinato (15-20%) in tonneaux di ciliegio. In questo caso si è lavorato sulla ricerca del territorio ideale, dei metodi di vinificazione e di affinamento per esaltare le caratteristiche del vitigno e concepire un ottimo vino innovativo.

Al di là di questi due assaggi che ho portato ad esempio per darvi un’idea del dinamismo del movimento del vino e Laziale, si stanno valorizzando sia i vitigni autoctoni rossi come il Cesanese, il Sangiovese e l’Aleatico o bianchi come la Malvasia puntinata, la Passerina e il Bellone, ma anche uve internazionali come (soprattutto) il Merlot e recentemente anche Viogner, Syrah,Cabernet e Petit Verdot. Sta di fatto che accanto ad aziende storiche, come Collepicchioni di Paola Di Mauro già famosa negli anni ‘80 col Merlot “Vigna Vassallo” o l’azienda Falesco dei mitici fratelli Enzo e Riccardo Cottarella o anche Fontana Candida, supportata dal Gruppo Italiano Vini, stanno emergendo tante aziende locali con diversi vini davvero sorprendenti per la qualità, la tipicità e/o la singolarità che esprimono.

Tra i vini bianchi recentemente degustati, sono rimasto estasiato dalla qualità media, anche rapportata al costo, di alcuni vini di Casale del Giglio come il Bellone “Anthium” e la Biancolella ”Faro della Guardia”, vino prodotto in pochi esemplari sull’Isola di Ponza, ed anche gli internazionali Viogner, Sauvignon e Petit Manseng.

Altri due vini bianchi degni di “nomination” sono il Frascati Sup. di De Sanctis ed il “Biancatico” Az. La Carcaia, uno sfizioso Aleatico vinificato in bianco che si presenta con lievissime tonalità ramate.

Tra i vini rossi emergono alcuni Merlot, come il “Montiano” di Falesco o il “Kron” di Fontana Candida ma mi incuriosisce sempre più l’evoluzione dei vini ottenuti col vitigno Cesanese nelle tre zone del Frusinate di Affile, del Piglio e di Olevano Romano: vini buoni ed anche molto singolari soprattutto nelle versioni “superiore” e/o “riserva” che esprimono particolari note di spezie e confettura di frutti rossi, visciola in particolare. Ottimi e convenienti quelli di Olevano Az. Migrante e del Piglio di Coletti Conti e Marcella Giuliani.

Pescando nell’ampia gamma di vini rossi di Casale del Giglio, oltre al sopracitato Tempranijo, è buono e conveniente il taglio bordolese “Madreselva”, è molto buono ma piuttosto costosetto il “Mater Matua”, 85% Syrah 15% Petit Verdot. Di questa azienda è molto quotato anche il passito “Aphrodisium”, un blend del quartetto Fiano- Greco-Viogner-Petit manseng ben integrati fra di loro.

Altri vini dolci che ho apprezzato sono il Frascati “Cannellino” DOCG di De Sanctis e gli Aleatici “Pomele” di Falesco ed il “Livaticum” di La Carcaia.

Per concludere con gli accostamenti, posso suggerire il “Faro della Guardia” con un bell’antipastino di mare delle Isole Pontine con anche crostacei, a seguire il Frascati ris.“Luna Mater” con i bucatini cacio e pepe non ce lo vedrei tanto male, quindi il Cesanese del Piglio col classico abbacchio romanesco seguito dal Merlot “Montiano” con un pecorino di Amatrice di media stagionatura e l’Aleatico passito con una bella torta al cioccolato. Un menù niente male vero?

Assaggiare per credere
Roberto Beccaria


 

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