Lecco saluta Aloisio Bonfanti: la città rende omaggio al suo narratore

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Funerale Aloisio Bonfanti

Colleghi, istituzioni, associazioni e cittadini uniti nel raccoglimento durante i funerali che si sono tenuti questa mattina in Basilica

Centrale il tema della parola nell’omelia del prevosto don Bertolo Uberti: “Parola feconda… solo chi costruisce la memoria di una città può davvero dire che dà futuro alla città”

LECCO – Una folla silenziosa e composta ha riempito questa mattina la Basilica di San Nicolò per l’ultimo saluto ad Aloisio Bonfanti, venuto a mancare lunedì scorso, testimoniando con una presenza corale l’affetto e la riconoscenza di Lecco verso uno dei suoi narratori più profondi. I funerali del giornalista lecchese sono stati officiati dal prevosto don Bortolo Uberti, alla presenza di una città stretta nel raccoglimento: tra i banchi colleghi ed ex colleghi, il Comune di Lecco con il gonfalone, il sindaco Mauro Gattinoni con amministratori ed ex amministratori, amici, parenti e rappresentanti del mondo associazionistico. A chiudere la celebrazione, il saluto del Coro Alpino Lecchese con “Signore delle Cime”, affidando al canto l’ultimo commiato.

Funerale Aloisio Bonfanti

Durante l’omelia, il prevosto ha richiamato più volte il senso del vuoto lasciato da Bonfanti, un’assenza che non riguarda soltanto la dimensione privata ma che si estende all’intera comunità. “Noi celebriamo non la fine della vita ma un’avventura certamente dolorosa, certamente difficile, con un vuoto che segna la sua casa, un vuoto nel cuore della moglie Ebe e della figlia Marta, ma un vuoto anche nell’intera nostra città”, ha detto don Uberti, sottolineando come il distacco da una persona cara lasci un segno che non può essere colmato.

Il filo conduttore dell predica è stato quello della parola, indicata come elemento centrale della vita di Bonfanti. Una parola “che ha fatto sua, che ha masticato, che ha condiviso”, ha spiegato il prevosto, collegando il Vangelo all’esperienza umana e professionale del giornalista. “Chi ascolta le mie parole e le mette in pratica è simile a un uomo saggio”, ha ricordato, definendo Bonfanti “un uomo saggio che ha costruito la sua casa sulla roccia”. Una costruzione che “non ha riguardato soltanto la sfera personale, ma anche quella collettiva. Così la parola di Aloisio ha costruito la sua casa, certamente la sua famiglia, ma ha costruito anche la città, su fondamenti forti”.

Funerale Aloisio Bonfanti

Nel ricordarne la figura pubblica, il prevosto ha evidenziato come Bonfanti non si sia limitato a raccontare Lecco, ma l’abbia custodita nella memoria. “Non solo raccontare, non solo custodire, ma costruire”, ha detto, richiamando il valore di una cronaca capace di dare futuro a una comunità attraverso la memoria e la storia. “Solo chi costruisce la memoria di una città può davvero dire che dà futuro alla città”.

Non è mancata una riflessione sulla dimensione familiare. Don Uberti ha ricordato il legame con la moglie, con cui Bonfanti ha condiviso una lunga vita insieme, e il rapporto profondo con la figlia. Un’unità costruita giorno dopo giorno, anche nel lavoro, con quella collaborazione discreta e quotidiana insieme alla moglie Ebe fatta di scrittura a mano, trascrizioni e condivisione. “È bello ricordare non soltanto il giornalista, l’uomo della città, ma anche il marito e il padre”, ha sottolineato.

Funerale Aloisio Bonfanti

La parola, infine, come seme fecondo: una parola “raccolta tra la gente, con la gente, dentro la storia della gente”, capace di incontrare le persone e di restare ancorata alle loro radici. Un tratto che, secondo il prevosto, non appartiene solo al giornalismo di un tempo, ma rappresenta una responsabilità anche per quello di oggi. La parola scritta e la parola detta, le telefonate quotidiane, la voce e il calore umano: elementi che hanno composto lo stile di una vita spesa nell’ascolto.

Con riconoscenza e affetto, la comunità lecchese ha accompagnato Aloisio Bonfanti nel suo ultimo viaggio, salutando un uomo che, con rigore e passione, ha saputo dare valore alla parola e farne strumento di comunione, memoria e futuro per la sua città.