No smartphone: a Merate con Costruiamo il futuro lo psicanalista Franco De Masi

Tempo di lettura: 3 minuti

L’incontro si terrà lunedì sera in Auditorium

La serata trae spunto dal libro dello psicanalista Franco De MasiNo Smartphone – Come difendere la mente dei bambini e degli adolescenti”

MERATE – “No Smartphone. Come proteggere la mente dei bambini e degli adolescenti”: è il titolo, eloquente e diretto, del libro da cui trae spunto l’incontro in programma lunedì 9 febbraio alle 21.15 all’auditorium Spezzaferri. Promosso dalla Fondazione Costruiamo il Futuro in occasione della Giornata mondiale per la Sicurezza in Rete (Safer Internet Day), in calendario il 10 febbraio e promossa dalla Commissione Europea con l’obiettivo di stimolare le riflessioni dei giovani sull’uso consapevole della rete, la serata vedrà come ospite Franco De Masi, psicanalista autore del libro citato a cui toccherà il compito di provare a rispondere alla domanda: come si protegge la mente dei bambini e degli adolescenti?

Insieme a lui, sul palco dell’auditorium, anche il direttore Informazione e Comunicazione Mediaset Mauro Crippa, il preside del Liceo Malpighi di Bologna Marco Ferrari e il presidente della Fondazione Costruiamo il futuro Maurizio Lupi. A moderare il dibattito la giornalista di Quarto Grado Martina Maltagliati. L’ingresso è libero e gratuito (per ragioni organizzative è gradita la pre-iscrizione sul portale costruiamoilfuturo.it).

“Le nuove generazione si trovano oggi ad affrontare il mondo con strumenti tecnologici che noi, da giovani, non riuscivamo nemmeno a concepire nel nostro immaginario più fantasioso – sottolinea Maurizio Lupi, presidente della Fondazione Costruiamo il Futuro –. Queste novità possono essere un supporto straordinario nel processo educativo e formativo, ma sono in grado anche di ostacolarlo e rivelarsi fonte di disagi se usati nel modo sbagliato. È un tema con cui fare urgentemente i conti. I nostri ragazzi devono essere ascoltati e accompagnati lungo un percorso complesso che presenta ambiguità anche per noi adulti”.

Purtroppo ci sono dati da considerare che sono poco incoraggianti. Una ricerca condotta in Italia da Auditel-Censis, e riportata nel libro di De Masi, evidenzia una contraddizione: nonostante i genitori italiani ritengano che l’età giusta per dare ai figli un cellulare corrisponda a quella della scuola secondaria, la realtà è un po’ diversa. Il 12 per cento dei minori tra i 4 e i 10 anni utilizza infatti già, o addirittura possiede, un dispositivo elettronico portatile e il 46 per cento dei bambini e ragazzi tra i 4 e i 17 anni lo utilizza senza alcun controllo dei genitori.
“Sarebbero, perciò, moltissimi i giovani tra gli 11 e i 17 anni che si collegano ogni giorno a internet –sottolinea De Masi nel libro –. L’Italia registra un dato più alto della media europea per l’accesso allo smartphone (quattro per cento) senza la supervisione di un adulto. I bambini iperconnessi sono un milioneduecentomila e sono in continua crescita”.

Le conseguenze sono sotto gli occhi dei più attenti: in diversi casi “dipendenza” non è una parola usata a sproposito. E quella da smartphone ha un suo nome specifico, nomofobia, che deriva dall’espressione inglese no mobile phobia e indica il panico di non avere con sé il proprio cellulare, perché vissuto come un mezzo insostituibile.
La nomofobia, anche conosciuta con un nome altrettanto suggestivo come sindrome da disconnessione, è legata a una manifestazione d’ansia. Un’ansia eccessiva che emerge quando si verifica, dunque, un fatto in apparenza molto banale come dimenticare il telefono da qualche parte, avere la batteria scarica oppure, addirittura, ritrovarsi semplicemente in una zona in cui “non c’è campo”.