Quarant’anni fa la valanga al Pialeral: il ricordo con un occhio al presente

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rifugio tedeschi
Il Rifugio Tedeschi

Il 31 gennaio 1986 una slavina con un fronte di due chilometri cancellò il Rifugio Tedeschi

Le cronache recenti ricordano quanto la montagna resti affascinante ma fragile, e quanto la prudenza sia ancora oggi indispensabile

PASTURO – Era il 31 gennaio 1986 quando, dopo settimane di precipitazioni intense, una slavina di proporzioni eccezionali si staccò dalle pendici del Grignone. Il fronte, secondo le ricostruzioni dell’epoca, raggiunse circa due chilometri di larghezza: un evento mai visto prima su quei versanti.

Il Rifugio Tedeschi, che sorgeva nell’area del Pialeral da quasi ottant’anni, non ebbe scampo. La struttura venne spazzata via, segnando una cesura netta nella storia dell’alpinismo locale e lasciando sgomenta l’intera comunità di frequentatori della montagna.

Dalla distruzione alla rinascita: nasce il Rifugio Antonietta

Subito dopo la valanga, nel 1986, emerse la necessità di garantire comunque un punto di appoggio in quota, non solo per gli escursionisti ma anche per il Soccorso alpino, che aveva bisogno di una base operativa nella zona. Fu allora che venne chiesto ad Antonietta Pensa di mettere a disposizione la baita “Innocente”, già esistente, trasformandola in un nuovo rifugio.

Da quella soluzione provvisoria nacque l’attuale Rifugio Antonietta al Pialeral, destinato a sostituire definitivamente il vecchio Tedeschi. Inizialmente la struttura poteva ospitare una ventina di persone; con il passare degli anni è stata ampliata e oggi dispone di camere che accolgono numerosi escursionisti durante tutto l’arco dell’anno.

Una rinascita che ha restituito vitalità a uno dei versanti più frequentati della Grigna e che testimonia la capacità delle comunità montane di reagire anche agli eventi più estremi.

Le slavine di oggi come monito

Quarant’anni dopo, la montagna continua però a ricordare che la prudenza non è mai troppa. Nei giorni scorsi, proprio a ridosso dell’anniversario, nuove slavine si sono verificate sul Grignone, in un contesto di forte accumulo di neve e vento in cresta, condizioni che favoriscono la formazione di lastroni instabili. Le autorità e i soccorritori hanno invitato escursionisti e scialpinisti a evitare i percorsi più esposti e a consultare costantemente i bollettini nivologici.

La Grigna continua a essere una delle mete più amate dell’arco prealpino, in estate come in inverno. Canali, creste e rifugi attirano ogni anno migliaia di appassionati. Ma la storia insegna che la bellezza va sempre accompagnata da consapevolezza.

Ricordare ciò che accadde quarant’anni fa non significa indulgere nella nostalgia o nel timore, ma mantenere viva l’attenzione. Oggi strumenti come il monitoraggio costante del manto nevoso, i bollettini valanghe e i dispositivi adottati dagli escursionisti rappresentano un patrimonio fondamentale. Ma nessuna tecnologia può sostituire del tutto il rispetto per la montagna.