Marco Campanari commenta aspramente il rinvio deciso dal Parlamento europeo
“Il mancato risultato, ottenuto, dimostra ancora una volta l’inadeguatezza dell’Unione Europea, mal costruita e strutturalmente incapace”
LECCO – Lo stop all’accordo commerciale tra Unione europea e Paesi del Mercosur riaccende il dibattito sulle politiche comunitarie e sulla capacità dell’Europa di tutelare gli interessi dei suoi Stati membri. Una battuta d’arresto che, secondo il presidente di Confindustria Lecco e Sondrio, Marco Campanari, va ben oltre il merito dell’intesa e investe il funzionamento stesso dell’architettura europea.
Il Parlamento europeo ha deciso di congelare la ratifica dell’accordo rinviando i testi alla Corte di giustizia dell’Unione europea per un parere sulla loro base giuridica. Un passaggio che di fatto sospende l’iter di uno dei dossier commerciali più ambiziosi degli ultimi decenni.
Il Mercosur è il mercato comune sudamericano nato nel 1991 che riunisce Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay, cui si è aggiunta la Bolivia. Con circa 270 milioni di abitanti, rappresenta un blocco economico di primo piano. L’intesa con l’Unione europea, negoziata per oltre vent’anni e chiusa politicamente nel dicembre 2024, avrebbe dovuto dar vita a una vasta area di libero scambio tra Europa e Sud America. Proprio l’impatto sull’agricoltura europea, però, ha alimentato forti resistenze politiche, portando a uno stallo che rischia di protrarsi a lungo.
In questo contesto si inserisce il commento di Campanari, che non nasconde una critica di fondo al sistema europeo. “Al netto della posizione dei portatori di interessi del settore agroalimentare – commenta – che rispetto e comprendo, ma che dovrebbero però anche tenere conto delle notevoli condizioni di favore di cui godono dal punto di vista fiscale, il risultato, o il mancato risultato, ottenuto, dimostra ancora una volta l’inadeguatezza dell’Unione Europea, mal costruita e strutturalmente incapace – anche per assenza di leadership riconosciuta e per mancanza di appeal – di svolgere un compito peraltro complesso se non impossibile, ovvero di fare realmente ed efficacemente gli interessi degli stati membri. Un’UE che è abilissima nel collezionare insuccessi o, peggio, successi in politiche controproducenti”.
Nel suo intervento, il presidente di Confindustria Lecco e Sondrio richiama anche le parole del presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, che in un’intervista pubblicata da La Stampa ha definito l’Unione “sgangherata”. “Bene ha fatto il Presidente Emanuele Orsini a definirla ‘sgangherata'”, osserva Campanari, entrando poi nel merito dei dati economici legati all’accordo.
Secondo il report del “Directorate General for External Policies”, documento ufficiale della Commissione europea, l’intesa avrebbe garantito benefici macroeconomici limitati: un impatto stimato dello 0,1% sul Pil medio dei 27 Paesi dell’Unione. Per l’Italia, le stime parlano di un analogo +0,1% sul Pil, accompagnato da un incremento dello 0,2% dell’export e dello 0,3% dell’import. “Se questi numeri fossero corretti – prosegue Campanari – se, da un lato, costruire questa grande area di scambio costituirebbe una indiscutibile positiva suggestione, dall’altro occorrerebbe verificarne gli impatti effettivi”.
Da qui l’invito a concentrare maggiormente gli sforzi sul mercato interno europeo, definito “cronicamente depresso” a causa delle politiche di austerità degli ultimi quindici anni. “Investire, non ‘invece’ ma ‘anche’, nella strutturazione e in un miglior funzionamento del mercato interno europeo produrrebbe risultati – quelli sì – molto solidi e numericamente di grande valore”, sostiene il presidente degli industriali lecchesi e sondriesi. Nella stessa direzione va la richiesta di eliminare strumenti come CIBAM ed ETS, ritenuti responsabili di “enormi distorsioni e costi” che favoriscono processi di deindustrializzazione.
La conclusione è affidata a una constatazione netta: “Insomma – conclude il Presidente Campanari – è ormai un dato di fatto: vedere una politica industriale europea logica, ben ragionata e lungimirante, è purtroppo impossibile”. Un giudizio che si innesta su una giornata segnata dallo stop all’accordo Ue-Mercosur e che riapre il confronto sul futuro delle scelte economiche e industriali dell’Europa.

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