Germano Bosisio sull’ex Leuci: “Rammaricato per quello che pare proprio esserne l’epilogo anche urbanistico”

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Germano Bosisio - ex Rsu Leuci

LECCO – Riceviamo e pubblichiamo l’intervento di Germano Bosisio, ex lavoratore Leuci, intervento in merito alle sorti dell’ex area Leuci, stabilite in sede di Consiglio comunale durante le discussioni sulla Variante al PGT.


Area ex Leuci e Pgt: in scena la delusione, per non dire peggio

Anche vista da un non lecchese come me la rappresentazione del Consiglio Comunale di Lecco andata in onda l’altra sera non può che apparire assai deludente, per non dire peggio.
Infatti nelle immagini della diretta video per coloro che da anni seguono le martoriate quanto esemplari sorti di quello che è stato uno dei fiori all’occhiello dell’operosità lariana non possono che essere sembrate definitivamente archiviate le residuali speranze in una virtuosa o perlomeno dignitosa riconversione rigenerativa dell’area.
Da ex dipendente coprotagonista assieme a tutti i lavoratori della Leuci, nonché File, di una ormai lontana pluriennale lotta per tutelare i nostri posti di lavoro non posso che essere per varie ragioni assai rammaricato per quello che pare proprio esserne l’epilogo anche urbanistico.
Una lotta condotta non solo pro domo nostra ma anche, se non soprattutto, per contribuire dal basso ad indicare concrete prospettive innovative per l’intero Territorio, purtroppo resa infruttuosa da quello che abbiamo per primi definito come il “Sistema Lecco”.
Un vero e proprio progetto di riconversione innovativa non solo industriale che aveva saputo saldare dal basso le componenti associative ed informali della società non solo lecchese ma che in definitiva non aveva registrato un convinto effettivo supporto della classe dirigente locale.
E se non sarebbe giusto fare nomi nel ricordare, al di là di solo apparenti strette di mano, le latitanze dei vertici di varie realtà rappresentative nonché istituzionali di allora perlomeno mi si consenta di far memoria di alcune forze che ci hanno accompagnato e sostenuto in quel concreto percorso progettuale (conservo ancora una parte della corposa documentazione a supporto).
Dalla trentina di Gruppi e Associazioni della Società Civile ed in particolare i giovani di Art Station, ad alcuni esponenti del Politecnico (memorabile quel “convegno” con il ricercatore cinese che aveva studiato una apparecchiatura laser per efficientare le performance delle lampade come anche e soprattutto l’intero progetto di decine di pagine della CittadellaLuce); ad alcuni imprenditori (purtroppo pochi) realmente interessati a acquisire e riconvertire parti delle attività esistenti che ad un passo dal “quagliare”, dopo aver esibito progetti di ristrutturazione, avevano dovuto registrare un vero e proprio voltafaccia del nostro datore di lavoro.
Un voltafaccia dell’imprenditore (subentrato alla storica famiglia Ceppi) della cui solo presunta disponibilità a concederle avevano dovuto amaramente constatare la pretestuosità. Sin dall’inizio in odore speculativo sull’area e sui marchi commerciali, da noi più volte denunciati, che alcune assai poco realistiche voci ancora si ostinano ad intravvedere dietro questa attuale operazione.
Correrei inevitabilmente il rischio di dimenticarmi di qualcuno se facessi un elenco di chi ci ha realmente supportato ma mi si permetta perlomeno qui di ricordare gli amici lavoratori più impegnati, il sindacalista che ci ha più lungamente supportati, l’eclettico quanto vulcanico esponente del Crams (memorabile la “festa” con l’allestimento di una mostra visiva nella fabbrica occupata e il convegno al Politecnico, entrambe con la presenza e l’appoggio del maestro Pistoletto e del suo “Terzo Paradiso” come di tanti altri autorevoli testimonials).
Non vorrei però rischiare un retorico nostalgismo e quindi mi limito purtroppo a costatare che in questo martoriato Paese risulta paradossalmente più efficace, come in questo caso, contenere la voracità edilizia mediante l’azione conservativa delle Sovraintendenze piuttosto che con concreti progetti per uno sviluppo innovativo ecocompatibile e anche socialmente virtuoso.
Purtroppo tutto ciò sopra riportato cozza con quanto andato in scena l’altra sera, dove, con qualche pur lodevole eccezione che ha saputo denunciare la mancata percezione dell’effettiva centralità (da vari punti di vista) della questione in gioco, si sono alternate discussioni bizantine a prese di posizione più per rigide logiche di schieramento che per contenuti valoriali, una piaga politica che purtroppo sempre più registra declinazioni locali.
Una mancanza di una visione di futuro che paradossalmente non avevano avuto coloro che dal basso, e ovviamente con tutti i limiti dell’umano agire, hanno congiuntamente tentato per molti anni di dare gambe a prospettive virtuose percorribili.
Anche per non incorrere ulteriormente in rischi retorici e auto celebrativi per quanto abbiamo cercato di fare mi limito a questo più che eloquente detto popolare che sarebbe dovuto essere ben tenuto presente : “L’è inutil sarà su el stabièl dòpu che l’è scapaa el purscèll”.
Purtroppo qui c’è il fondato rischio che “dòpu che l’è scapaa el purscèll la scapi anca la vaca!”
Con la più che fondata speranza di rappresentare l’opinione di tutti coloro che a vario titolo hanno lottato per una adeguata valorizzazione dell’area ex Leuci

Germano Bosisio