LECCO – La Tares spaventa negozianti, ristoratori e ancor di più gli agricoltori: a preoccupare è infatti il calcolo basato sull’unità di superficie dell’immobile che produrrebbe un balzello insostenibile per molte aziende del primario.
“Raccogliendo la legittima preoccupazione avanzata dal settore florovivaistico ho presentato un’interrogazione ai Ministri competenti in quanto è necessario un chiarimento sull’applicazione della nuova tassa sui rifiuti che, così come attualmente formulata, rischia di mettere a dura prova la tenuta di importanti attività imprenditoriali” ha spiegato l’onorevole del PD, Veronica Tentori.
Come spiegato dalla parlamentare lecchese, l’attuale formulazione della Tares penalizza in modo incisivo le aziende che operano nel settore florovivaistico, in particolare i « garden center»; infatti questi esercizi che coltivano piante ed espongono le produzioni in serre attrezzate e spazi aperti al pubblico, hanno superfici che possono andare da 5.000 metri quadrati a 30.000 metri quadrati, e conseguentemente la tariffa annuale risulterebbe essere molto elevata senza che a tale esborso corrisponda l’erogazione di un servizio.
Inoltre, ha sottolineato ancora l’onorevole, il settore florovivaistico, denuncia un’ambiguità normativa che consentirebbe ai comuni di estendere l’applicazione della Tares anche alle serre di produzione, ossia alle strutture delle aziende agricole florovivaistiche, che invece ne sono esenti in quanto produttrici di rifiuti speciali.
“Come componente della Commissione Agricoltura – ha proseguito Tentori – ho ritenuto doveroso sottoporre la questione al Governo sollecitandolo a rivedere l’impostazione di questo tributo e a tenere in considerazione le peculiarità del settore primario, tanto più in questo momento di crisi in cui dobbiamo assolutamente scongiurare la possibile perdita di altri posti di lavoro.”
Tra i firmatari dell’interrogazione anche l’onorevole Gianmario Fragomeli.

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