Il direttore dell’Alpino a Mandello: “Il Soccorso, un fiore all’occhiello”

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Monsignor Bruno Fasani con un gruppo di volontari all'esterno del Soccorso degli alpini di Mandello.
Monsignor Bruno Fasani con un gruppo di volontari all’esterno del Soccorso degli alpini di Mandello.

MANDELLO – “La storia è maestra di vita e pagine come quelle scritte dai nostri alpini nella terribile campagna di Russia non possono essere dimenticate. Le nuove generazioni, in particolare, devono sapere ciò che è accaduto in passato, perciò noi abbiamo il dovere di raccontarla, la storia, proprio perché conoscere determinate vicende è importante anche per costruire la pace”.

Monsignor Bruno Fasani, direttore responsabile della rivista mensile dell’Ana “L’Alpino” e canonico della Cattedrale di Verona, ha incontrato sabato 14 giugno a Mandello le penne nere. Alpino tra gli alpini, classe 1947, sacerdote e giornalista, don Bruno ha portato al teatro “San Lorenzo” di via XXIV Maggio la sua lucida testimonianza su “Nikolajewka  ieri e oggi” e sul messaggio, sempre attuale, che le penne nere hanno saputo trasmettere con le loro azioni e i loro comportamenti ispirati da ideali di giustizia e libertà.

Volto noto anche della Tv per una serie di sue apparizioni in particolare sui canali Rai in veste di opinionista sulle più scottanti problematiche sociali, monsignor Fasani (nato in Lessinia e tuttora prefetto della Biblioteca capitolare di Verona, una tra le più antiche e importanti d’Europa), è stato ospite del gruppo Ana di Mandello in occasione del cinquantesimo anniversario dell’inaugurazione della cappella votiva eretta alla Bocchetta di Prada, a quota 1.650 metri sulla Grigna settentrionale, in memoria dei partigiani della 89.ma Brigata Poletti caduti per la libertà.

Progettata da Gildo Molteni, che ne fu anche direttore dei lavori, venne inaugurata nell’agosto 1964 e in quell’occasione l’allora sindaco di Mandello, Anselmo Zucchi, ebbe a dire: “Affidiamo questa cappella al rispetto, all’educazione e alla civiltà di chi, avendo occasione di passarvi vicino, vi troverà anche qualche confortante pensiero di fede e di fiducia”.

Foto di gruppo all'esterno della sede del gruppo Ana di Mandello.
Foto di gruppo all’esterno della sede del gruppo Ana di Mandello.

Numerosi sono stati i richiami alla chiesetta di Prada anche durante l’incontro svoltosi a “San Lorenzo”, in particolare con le testimonianze del capogruppo Aldo Zucchi, di Rina Compagnoni (moglie di Gildo Molteni e da anni impegnata con l’Archivio comunale della memoria locale nella ricerca, catalogazione e diffusione di materiale riguardante appunto la memoria storica mandellese) e di Piero Dell’Era, coordinatore della Protezione civile all’interno della sezione Ana di Lecco, che lavorò alla costruzione della cappella votiva, a cui dedicò tempo ed energie anche Renzo Compagnoni, già capogruppo dell’Ana mandellese e oggi presidente onorario, seduto in platea a rivivere idealmente quelle giornate e ad ascoltare la testimonianza di monsignor Fasani.

DSC_1893“Ovunque siano, gli alpini sono un elemento prezioso e straordinario – ha detto il direttore del mensile dell’Ana – anche perché sanno interpretare al meglio il concetto secondo cui la giustizia è la capacità di vedere e capire di cosa ha realmente bisogno un territorio”. “Ho visto oggi con alcuni di voi la bella sede del Soccorso degli alpini – ha aggiunto don Bruno – e posso testimoniare che quello è il vostro autentico fiore all’occhiello”.

Poi i riferimenti a Nikolajewka e all’esperienza da lui vissuta in anni recenti in quella terra bagnata dal sangue di tanti, tantissimi nostri soldati.

“Dobbiamo tenere viva la memoria – ha sottolineato – anche perché stiamo attraversando un’autentica rivoluzione sociale: dalla cultura del libro siamo passati alla cultura del digitale e proprio questa rivoluzione ha portato a un cambiamento di mentalità. Oggi sembra infatti prevalere una cultura senza memoria, ma questo vuol dire avere davanti generazioni non interessate a sapere quanto accaduto in passato”.

Quindi un riferimento alla proposta formulata in tempi recenti dall’Ana affinché si torni a istituire un servizio civile che possa preparare i giovani ad esempio a svolgere interventi di protezione civile. “Io credo che le nuove generazioni – ha affermato monsignor Fasani – possano e debbano dedicare qualche mese al bene sociale, perciò mi auguro che quanto auspicato a livello nazionale dalla nostra associazione possa diventare realtà”.

DSC_1886Sull’importanza di “guardare ai valori che i nostri “veci” ci hanno insegnato e trasmesso” e sull’esigenza di “continuare l’opera di quanti non sono più tornati alle loro case” ha insistito il presidente della sezione Ana di Lecco, Marco Magni, che ha anche ricordato la figura e l’opera di don Carlo Gnocchi.

Nel suo indirizzo di saluto il sindaco, Riccardo Mariani, aveva in precedenza sottolineato come le penne nere costituiscano “uno scrigno prezioso di memoria e di storia mandellese”. “Siete una realtà importante nel Paese – aveva detto rivolto direttamente agli alpini – e vi sono personalmente grato per ciò che fate anche su questo territorio”.

Nel corso dell’incontro ha portato il proprio saluto anche Enrico Comini, ex capogruppo dell’Ana mandellese e attuale consigliere sezionale dell’Associazione nazionale alpini di Lecco, con lo specifico incarico di referente per quanto riguarda la Zona Lago.

E’ stato poi ricordato il vincolo di amicizia che lega il mandellese Massimo Scotti a monsignor Bruno Fasani e che ha reso possibile proprio l’incontro di sabato 14 giugno con il direttore dell’Alpino. “Con Massimo ci siamo conosciuti oltre 40 anni fa alla Scuola militare alpina di Aosta – ha detto don Bruno – e l’amicizia è rimasta ed è un sentimento bellissimo e prezioso che continueremo a coltivare”.

DSC_1884Un applauso è quindi scaturito spontaneo nel momento in cui il capogruppo Aldo Zucchi ha ricordato la figura e il ruolo di Luigi Conato, impossibilitato a presenziare all’incontro. “Senza di lui – ha detto – e senza la sua guida insostituibile il Soccorso degli alpini non sarebbe probabilmente mai nato”.

Poi la messa celebrata da monsignor Fasani nell’arcipretale di San Lorenzo, da lui definita “una vera e propria cattedrale”, la lettura della preghiera dell’alpino e il congedo, non prima di un’ultima significativa testimonianza. “Vi ringrazio perché mi avete fatto conoscere oggi la vostra terra meravigliosa – ha detto il direttore dell’Alpino – e perché quello delle penne nere di Mandello è un gruppo vivo. Lo si intuisce arrivando da voi e ne ho avuto la conferma incontrandovi, visitando la vostra sede e la “casa” del Soccorso”. E in chiesa è salito alto l’applauso.

Oggi, domenica 15 giugno, l’appuntamento è alla chiesetta di Prada per la messa, celebrata alle ore 11 da don Marco Nogara.