Crollo del ponte di Annone. A cinque anni dal disastro si chiude il processo

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L’udienza finale del processo per il disastroso crollo del viadotto di Annone

Quattro gli imputati. Il pubblico ministero aveva chiesto pene fino a quattro anni. In mattinata la sentenza

LECCO / ANNONE – A distanza di quasi cinque anni da quel tragico 28 ottobre 2016, si chiude nella giornata odierna il processo per il disastro del Ponte di Annone: si è svolta in questa giornata, infatti, l’udienza finale del procedimento sul crollo del viadotto, al termine della quale il giudice Enrico Manzi  si è espresso con la sentenza (vedi articolo seguente)

Sono quattro le persone attenzionate per quei drammatici fatti, dirigenti di enti provinciali e di Anas , chiamati a rispondere delle accuse di omicidio colposo, disastro colposo e crollo di infrastruttura.

Al banco degli imputati ci sono l’ing. Angelo Valsecchi e l’ing. Andrea Sesana all’epoca dei fatti rispettivamente dirigente e funzionario della Provincia di Lecco, l’ing. Giovanni Salvatore di Anas e l’arch. Silvia Garbelli, funzionario della Provincia di Bergamo che aveva firmato l’autorizzazione al transito del mezzo pesante, sotto il cui peso crollò il cavalcavia tra Annone e Suello.

Il processo, che va a chiudersi in poco meno di un anno (l’11 settembre 2020 si era svolta la prima udienza) è volto a chiarire le responsabilità dell’accaduto.

Il pubblico ministero Andrea Figoni ha già avanzato le sue richieste di condanna: quattro anni di reclusione per l’ing. Sesana della Provincia e per l’ing. Salvatore di Anas, tre anni e sei mesi per l’ing. Valsecchi e due anni per l’arch. Garbelli.

I fatti e le responsabilità da accertare

Tutto comincia intorno alle 13.30 del 28 ottobre 2016 quando viene segnalata la caduta di calcinacci sulla Statale 36 in corrispondenza del ponte di Annone, il viadotto su cui scorre la strada provinciale (SP49).

Per primo si reca sul posto un cantoniere di Anas insieme alla Polizia Stradale, raggiunto poi intorno alle 15 dai cantonieri della Provincia di Lecco. Nonostante la preoccupazione del primo, nessuno di fatto chiude la strada provinciale (leggi qui le testimonianze degli addetti ai lavori),  si attende il “via libera” da parte della dirigenza.

Alle 17.22 il ponte crolla al passaggio di un tir della ditta bergamasca “Nicoli trasporti e spedizioni” di Albino, con un carico di bobine di metallo. Un trasporto eccezionale, di oltre 107 tonnellate che non avrebbe dovuto passare su quel ponte: il carico massimo previsto era di 44 tonnellate, ma non vi era alcuna segnaletica a indicarlo.

Un morto e sei feriti (qui i racconti delle persone coinvolte) è il bilancio finale: a perdere la vita è Claudio Bertini, 65enne di Civate, che viaggiava a bordo dell’Audi bianca travolta dal crollo del viadotto. L’immagine dell’auto schiacciata dalla campata del ponte è il simbolo di quella tragica giornata, fino ad oggi rimasta senza colpevoli. Già poche ore dopo il disastro, Anas e Provincia si era rimpallati la responsabilità rispetto alla competenza effettiva dei due enti su quel ponte e sul suo crollo.


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