Aziende aperte, possibili ‘tagli’ all’elenco. Intanto lo sciopero fa il pieno

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Confronto col Governo, i sindacati: “rivisitato l’elenco delle attività indispensabili”

Nel lecchese 70% di adesione allo sciopero dei metalmeccanici

LECCO – Ci sono aziende che hanno già chiuso o ridotto la propria produzione, altre chiuderanno da mercoledì così come stabilito dal decreto governativo, altre ancora hanno già avanzato richiesta alla Prefettura di poter proseguire in quanto legate a quella filiera delle attività ‘essenziali’ .

E’ su questo ultimo punto che si è giocata la partita, a livello nazionale, dei sindacati con il Governo affinché si riduca la fascia di codici ATECO e l’autorizzazione ottenibile anche da quelle aziende legate solo marginalmente agli ambiti produttivi ritenuti indispensabili, per ridurre i rischi di contagio da Coronavirus tra i lavoratori.

Una prima importante riposta positiva è arrivata proprio dopo il confronto di questa mattina tra Cgil Cisl e Uil con il Governo.

“Abbiamo rivisitato l’elenco delle attività produttive indispensabili, in modo da garantire la sicurezza dei lavoratori e delle lavoratrici. E ’stato tolto dall’elenco tutto ciò che non era essenziale, visto il momento difficile che stiamo vivendo” spiegano in una nota i sindacati. I dettagli del nuovo elenco non sono ancora stati resi noti.

Tra le misure ottenute dai sindacati anche che “i prefetti dovranno coinvolgere le organizzazioni territoriali per l’autocertificazione delle attività delle imprese che svolgono attività funzionali ad assicurare la continuità delle filiere essenziali. Il Ministro delle difesa si e ’impegnato a diminuire la produzione nel settore militare, salvaguardando solo le attività indispensabili. il Ministro Patuanelli si è, inoltre, impegnato a incontrare specifici settori in cui sono emerse particolari difficoltà nell’attuazione del Protocollo”.

Ampia adesione allo sciopero

L’obiettivo è ridurre le opportunità di incontro e il rischio di contagio da Coronavirus. Un pericolo, quello di contrarre la malattia, che spaventa anche nelle fabbriche del lecchese e non a caso lo sciopero proclamato mercoledì per il settore metalmeccanico lombardo ha ottenuto un’ampia risposta.

Maurizio Oreggia (FIOM)

“I dati stanno ancora arrivando ma la stima è di un’adesione sopra il 70% nelle aziende del territorio rimaste aperte – spiega nel pomeriggio Maurizio Oreggia della Fiom Cgil – un dato che riguarda solo le imprese dove siamo presenti come sindacato ma sappiamo che si sono mobilitati lavoratori anche in aziende non sindacalizzate”.

Iniziative “spontanee” conferma Enrico Vacca della Fim Cisl: “Un riscontro che ci convince ancora una volta della corretta di questa iniziativa sindacale”.

Ci sono aziende come la Fomas di Osnago dove, fanno sapere i sindacati, si è raggiunto l’80% di adesione allo sciopero, oltre il 60% alla Gilardoni Vittorio di Mandello.

Tante richieste di cassa

“E’ necessario ridurre il rischio di contagi – prosegue Vacca – e in un’ottica di recupero dell’attività produttiva crediamo sia meglio affrontare oggi una brusca frenata, più breve, e impostare già la ripartenza, anziché proseguire con uno stillicidio che comunque vedrebbe comunque l’industria inevitabilmente frenare per la situazione mercato estero”.

Enrico Vacca (Fim)

Un caso portato ad esempio è quello della Volkswagen che in Germania ha annunciato la cassa integrazione per 80 mila lavoratori. Le imprese italiane, ricordano i sindacati, riforniscono per un terzo dei componenti il settore dell’automotive tedesco.

Anche nel lecchese sono tante le attività che, fermandosi, hanno richiesto la cassa integrazione: “Ad oggi siamo già a 350 richieste – spiega Oreggia della Fiom – da parte nostra stiamo cercando di accorciare i tempi per riuscire ad avviare il prima possibile le procedure”.

Autorizzati ad aprire

“Con lo sciopero di oggi abbiamo ulteriormente rimarcato la necessità di limitare al massimo il rischio contagio, e rimango basito dal numero importante di autorizzazioni a procedere la produzione – spiega Enrico Azzaro della Uilm – Viene da riflettere di quante aziende svolgano attività essenziale. Penso sempre di più che il decreto sulla chiusura sia solo stato uno spot a danno dei lavoratori”.

Enrico Azzaro (Uilm)

“Non si capisce il numero così importante di autorizzazione a continuare la produzione, la Fiocchi munizioni ha ottenuto l’autorizzazione a riaprire tutto lo stabilimento, viene da dirsi vengono a mancare il munizionamento? Buon risultato, adesione all’80%, in alcune aziende come la Berger di Valmadrera di cui abbiamo scoperto con sorpresa che sono attività essenziale”.

Una prima risposta è già arrivata dal confronto nazionale tra sindacati ed esecutivo che potrebbe quindi cambiare le carte in tavola.  

“Troppe aziende si auto-certificano in Prefettura come componenti della filiera essenziale al solo fine di continuare le produzioni” ha rimarcato anche Enrico Vacca della Fim Cisl. Un pensiero condiviso anche da Oreggia della Fiom che ha auspicato la riduzione delle attività essenziali e una ripartenza razionalizzata, con le necessarie tutele per i lavoratori, in tutte quelle attività che invece potranno continuare a produrre”.

E’ il caso, tra gli altri, della Carcano di Mandello dove da lunedì’ la produzione dovrebbe  ripartire.

 


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