Aziende chiuse: oltre 500 in “cassa”, quasi 300 chiedono di proseguire

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I dati dello “stop” per il Coronavirus tra le imprese manifatturiere del lecchese

Oltre 500 richieste di cassa integrazione, quasi 300 istanze al prefetto

LECCO – Chi si ferma e chi chiede di continuare a produrre: i numeri sono inevitabilmente grandi anche sul territorio lecchese perché il fermo temporaneo alle attività non essenziali interessa la gran parte delle aziende manifatturiere della provincia.

E chi si ferma può usufruire della cassa integrazione così’ come stabilito dal decreto del Governo. Solo per il settore metalmeccanico lombardo, secondo i dati della Cisl, sono oltre 200 mila gli addetti per i quali sarà avviata la procedura di cassa integrazione.

Nel lecchese, sempre secondo lo studio della Cisl, sono 524 procedure richieste al 26 marzo dalle aziende metalmeccaniche, e riguarderanno oltre 18000 addetti, ma potrebbero aumentare nei prossimi giorni.

Intanto venerdì si è svolto il tavolo di confronto tra Cgil Cisl, Uil e il prefetto di Lecco, Michele Formiglio in merito alle richieste di autorizzazione a quelle attività che, pur non essendo contemplate nella lista dei codici ATECO stilata dal Governo, si dichiarano utili alla filiera delle attività essenziali.

“Sono poco meno di 300 le istanze presentate – spiega Mirco Scaccabarozzi della segreteria provinciale della Cisl – al prefetto abbiamo avanzato il nostro punto di vista, ovvero chiudere tutte quelle attività che non sono conformi a quanto stabilito dal decreto legge, perché non hanno titolo per proseguire o perché non in grado di garantire l’applicazione dei protocolli di sicurezza per tutelare i propri dipendenti”.