L’economia lariana resiste, il blocco dei licenziamenti frena la disoccupazione

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L’analisi della situazione economica tra Lecco e Como ai tempi del Covid

Aziende in difficoltà ma i numeri tengono. Circa 5 mila disoccupati in più. A gennaio potrebbero aumentare

LECCO – Nonostante tutto, il sistema economico di Lecco e Como stanno tenendo duro: i numeri sono inevitabilmente in negativo ma il dato delle imprese attive sul territorio lariano ha superato quasi indenne (-0,1%) i primi nove mesi dell’anno, il calo è di 85 aziende rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.

A subire le diminuzioni maggiori è il settore dell’industria (-1,4%) meno l’artigianato (-0,4%), il commercio (-0,8%) i sevizi (-0,7%) e l’agricoltura (-1,1%). A pesare sono le minori nascite di nuove imprese (-27,3%) allo stesso tempo si sono registrate poche chiusure (-11,5%) grazie ai provvedimenti a sostegno dell’economia come la cassa integrazione Covid, i ristori e il blocco dei licenziamenti che hanno evitato numeri ben peggiori.

Anche perché l’effetto dell’emergenza sanitaria si è visto eccome sulle imprese lariane: la produzione industriale è calata del 12%, quella dell’artigianato del 13%, il volume d’affari nel settore dei servizi è sceso del 15% e del 4% nel commercio.

La caratteristica globale della pandemia ha influenzato anche l’export delle imprese lariane (-17% con picchi fino al 20% nel settore meccanico, della moda e dell’arredo) così come l’import (-15%). Ugualmente ha inciso sul turismo lariano che stava vivendo un periodo positivo prima dell’arrivo del Covid e che ha visto dimezzare le presenze straniere, con un lieve aumento delle presenze italiane, che non hanno però compensato in termini di spesa la mancanza dei turisti esteri.

Le difficoltà delle imprese sono cresciute nel corso del 2020, a giugno il 5% delle attività segnalava il rischio di non proseguire, erano lo 0,5% a inizio marzo. Sono i dati contenuti nella relazione “L’economia lariana ai tempi del Covid” redatta da Carlo Guidotti, responsabile dell’Ufficio Studi della Camera di Commercio di Lecco e Como, e presentata in mattinata. “In un contesto così incerto, tutto dipende dalla tenuta anche psicologica delle imprese” ha spiegato Guidotti.

Marco Galimberti

Imprese che avevano saputo reagire alla riapertura dopo il primo lockdown. “Il rimbalzo sperato c’è stato – ha ribadito il presidente della Camera di Commercio, Marco Galimberti – con segnali positivi anche nel commercio, le nuove chiusure hanno però creato nuova difficoltà. Per vincere bisogna giocare in attacco, e le nostre imprese hanno dimostrato di esserne capaci, ma anche in difesa. Fare gol e riuscire a non subirne. Per questo l’informazione economica ci è utile a capire quali interventi mettere in campo come Camera di Commercio in aiuto del nostro sistema economico”.

Disoccupazione stimata al 7%

“Il quadro ora è più chiaro e ci dice che l’occupazione è ancora anestetizzata dai provvedimenti presi, con una leggera flessione complessiva,  il mancato rinnovo dei contratti a scadenza e una drastica diminuzione delle nuove assunzioni, con tante incognite per i mesi futuri” ha sottolineato Claudio Usuelli, presidente della Provincia di Lecco.

Lo conferma lo studio elaborato da PTS Clas per l’ente camerale. “E’ chiaro che siamo in una fase ancora di transizione e temiamo dati negativi per i prossimi mesi, che ancora non si evidenziano” spiega l’esperto Gianni Menicatti di PTS Clas.

Claudio Usuelli

“C’è la fascia dei lavoratori dipendenti stabili la cui situazione al momento è ‘congelata’ – sottolinea Menicatti – vivono nell’incertezza i lavoratori flessibili mentre i lavoratori autonomi e gli imprenditori sono in trincea e in attesa dei prossimi sviluppi che vedremo da gennaio”.

Sono 55 mila i lavoratori dell’area lariana in cassa integrazione, “rappresentano un sesto dell’occupazione dipendente, in pratica un lavoratore su sei è stato stabilmente in cassa integrazione in questi nove mesi”.

Riguardo al tasso di disoccupazione, il dato ufficiale lo avremo a fine anno, “si può stimare un aumento di circa due punti percentuali, tra il 6 e il 7% (era al 5,3% nel 2019 a Lecco) – spiega Menicatti –  sono 5 mila in più le persone in cerca di occupazione, per un totale di circa 32 mila disoccupati”.

A diminuire, sottolinea il ricercatore Andrea Gianni di PTSClas, sono gli avviamenti al lavoro che nel lecchese si sono di molto ridotti rispetto allo stesso periodo del 2019, passando da circa 17.500 a 13.200 unità, con una flessione intorno al 25% secondo i dati del Centro per l’impiego. Una flessione presente in ugual misura sia nell’industria che nei servizi.

Gianni Menicatti

Tra gennaio e giugno, rispetto al 1° semestre 2019, sono diminuite anche le cessazioni di rapporti di lavoro, passando dalle 15.700 a 14.200.

Le assunzioni programmate dalle imprese di Lecco e provincia per il 3° e il 4° trimestre si attestano intorno alle 3.600-3.800 con una diminuzione consistente rispetto alle previsioni relative al periodo pre-Covid: il confronto tra il 4° trimestre 2020 e il 4° trimestre 2019 fa registrare, infatti, un calo del 25%.

Le previsioni

“Difficile stimare gli scenari futuri – spiega Menicatti – la cessazione o il ridimensionamento della cassa integrazione, l’apertura dei licenziamenti, potrebbe portare ad un’innalzamento della disoccupazione”.

“Un dato utile a comprendere quella che sarà la situazione occupazionale è quello degli ordinativi – sottolinea il ricercato del gruppo Clas – scesi intorno al 15% in provincia di Como e circa del 10% in provinia di Lecco”.