Cambia Merate su Retesalute: “Rilanciamo l’azienda speciale. Inutile e costosa la liquidazione”

Tempo di lettura: 3 minuti

Il gruppo di minoranza prende posizione sulla vicenda di Retesalute gravata da un grosso buco di bilancio

Per l’opposizione, bisognerà salvaguardare l’azienda esistente senza creare una nuova società

 

MERATE –  “Rilanciamo l’azienda speciale. La liquidazione di Retesalute è una strada inutile e costosa”. Il gruppo di opposizione Cambia Merate ha preso posizione sulla vicenda del dissesto finanziario della partecipata che ha sede a Novate. Mercoledì si terrà l’assemblea con i soci Comuni chiamati a prendere posizione in merito al futuro dell’azienda. Il Consiglio di amministrazione, presieduto dall’avvocato Alessandra Colombo, presenterà il conto economico previsionale 2020 – 2020 chiedendo anche mandato per affidare un incarico a una società di revisione per la rideterminazione del risultato degli esercizi precedenti.

Una situazione delicata e complicata, all’interno della quale Cambia Merate  chiede di optare per il salvataggio dell’azienda esistente, come spiegato nel comunicato che pubblichiamo integralmente.

Sembra ormai pacifico che i debiti di Retesalute, Azienda speciale che nel Meratese si occupa di servizi socioassistenziali, socio-sanitari integrati e in generale dei servizi alla persona, debbano essere pagati dai comuni soci. I pareri formulati dagli esperti, ancorché pervengano a conclusioni divergenti, su questo aspetto concordano, peraltro confortati da un recentissimo parere della Corte dei Conti della Lombardia.

È ormai inoltre assodato che i debiti ammontano a poco più di 3 milioni, somma di gran lunga inferiore rispetto a quanto inizialmente paventato, originata sì da errori contabili, ma addebitabile a uno squilibrio tra costi e ricavi. Costi che, in definitiva, i Comuni soci non hanno corrisposto nel passato e che ora sono chiamati a onorare.
A ben guardare il buco è stato causato da un costo dei servizi erogati superiore al prezzo degli stessi servizi corrisposto dai Comuni “clienti”, circostanza delicata e sulla quale non si sono ancora fatte tutte le necessarie riflessioni.

Altro aspetto cruciale della vicenda è quello del risultato negativo degli esercizi precedenti. Nel caso in cui siano quattro, la legge obbliga a liquidare l’azienda. Ebbene, al momento l’unico bilancio in perdita (peraltro non ancora approvato) è (anzi, sarà, se i soci lo approveranno) quello al 31 dicembre 2019, anno nel quale è emerso il deficit. I precedenti, infatti, non riportano perdite e chiudono in sostanziale pareggio. E poiché i Comuni soci devono necessariamente attenersi a tali documenti ufficiali che hanno approvato e sui quali dovrebbero aver esercitato il controllo previsto dallo Statuto, la riferibilità di tali debiti a esercizi precedenti non comporta – una volta approvato il bilancio 2019 – l’esistenza di più un bilancio in perdita.

Considerato inoltre che i disavanzi vanno ripianati dai Comuni soci i quali non possono sfuggire a quest’obbligo evitando il riconoscimento del debito fuori bilancio, che tali disavanzi non sono stati causati da circostanze estranee a fatti di gestione, apparirebbe quantomeno curioso scegliere la strada della liquidazione dell’azienda speciale.

Liquidare, infatti, costringerebbe i Comuni, oltre che a pagare comunque i debiti, a costituire una nuova società con notevoli costi economici a carico della collettività, genererebbe un periodo di cogestione delle due società (la nuova e la vecchia) alimenterebbe confusione e disagi alla cittadinanza, determinanti un risultato finale non certo economico e neppure efficiente, ben lungi dai principi imposti alla pubblica amministrazione. E ciò imporrebbe gravi sacrifici alla popolazione più in difficoltà di 28 Comuni alla quale i servizi resi da Retesalute vengono generalmente rivolti.

Occorre quindi garantire un miglioramento di questi servizi senza disperdere il patrimonio che in quindici anni di attività Retesalute ha maturato.Rassicurando lavoratori, fornitori e cittadini utenti che stanno subendo gli effetti di un clima di generale sfiducia. Riteniamo che la strada maestra per il futuro dei servizi alla persona di questo territorio non possa essere la messa in liquidazione, ma il rilancio di Retesalute che con un adeguato piano di risanamento per il medio e lungo periodo, come richiesto dalla legge per poter garantire la continuità aziendale, così da offrire servizi migliori ed efficienti.

Del resto la nomina del nuovo direttore, dott. Bianchini, cui va l’augurio di buon lavoro, e l’innesto di altre apprezzate professionalità giunte recentemente in azienda, vanno nella direzione di far crescere questa importante realtà che, lo ricordiamo, nel marzo 2019 è stata scelta da alcuni comuni dell’Oggionese che hanno apprezzato la qualità dei suoi servizi.