Riqualificazione cimitero di Laorca: Comune, Parrocchia e comunità chiamati a fare squadra

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Cimitero Laorca incontro oratorio gennaio 2026

Un progetto “a lotti”, un patto tra istituzioni e rione. E quella di ieri sera una serata affollata che ha messo al centro radici, simboli e comunità

Il percorso di valorizzazione del complesso monumentale entra nella fase operativa, tra autorizzazioni, bandi e raccolta fondi, con un principio ribadito: “o si fa insieme, o non parte”

LECCO – Nessuna data cerchiata sul calendario, nessun “costo finale” consegnato in sala. Ma un avvio, sì: formale, pubblico e soprattutto condiviso. L’intervento di valorizzazione del complesso cimiteriale e monumentale di Laorca entra in una fase operativa fatta di passaggi tecnici, autorizzazioni e raccolta risorse, con un punto fermo ribadito più volte: “o si fa insieme, o non parte”.

Ieri sera, all’oratorio San Giuseppe, la comunità ha risposto con una partecipazione ampia e concentrata. Sala piena, ascolto costante, interventi scanditi dal giornalista e laorchese Lorenzo Colombo, che ha guidato la serata tra relazioni e domande dal pubblico. Sul tavolo – in senso letterale e simbolico – un percorso che intreccia Comune, parrocchia, Fondo di Comunità di Laorca e Malavedo, Fondazione Comunitaria del Lecchese e cittadini, chiamati non solo a “seguire” il progetto, ma a sostenerlo e alimentarlo.

Nel quadro presentato, è stato anche richiamato il lavoro di studio che ha costituito il punto di partenza dell’operazione: il progetto nasce infatti dall’elaborazione sviluppata in ambito universitario da due neolaureate del Politecnico di Lecco, Susanna Eneide e Maria Francesca Spezzacatene, diventata la base da cui muovere l’intero percorso, intervenute con un video messaggio.

Don Giuseppe Salvioni
Don Giuseppe Salvioni parroco di Laorca

“Innaffiare un giardino”: l’apertura del parroco

Ad aprire ufficialmente gli interventi è stato don Giuseppe Salvioni, nuovo parroco di Laorca, che ha scelto un registro diverso da quello tecnico. “Mi sento un po’ in imbarazzo”, ha detto, spiegando di aver preparato alcuni appunti “per non dire cose a vanvera”. Poi la chiave di volta: l’incontro come uno stare “un po’ in famiglia”, tra persone che condividono “il bello della vita” e ciò che “conta” davvero.

Don Salvioni ha definito il proprio ministero come pastorale non solo verso “chi crede”, ma anche verso “chi si mette in ricerca” e verso “chi riposa già in quella terra”: i defunti come parte viva di una comunità che ha ricevuto in dono fede, storia e un modo di “guardare la vita oltre la vita”.

Due immagini, entrambe maturate al cimitero. La prima risale a Ognissanti: passando tra le tombe con acqua benedetta, ha avuto la sensazione di “innaffiare un giardino”. E da lì il senso del “campo santo” come “campo dei santi”: “qui ci sono tutti i semi che hanno messo radici, i cui alberi siamo noi, i cui rami sono i nostri ragazzi”. Il riferimento evangelico al chicco di grano – “se muore porta molto frutto” – diventa lettura del luogo: non un terreno “da sistemare o adornare”, ma un punto in cui si toccano le “nostre radici”, “noi nel profondo”.

Radici invisibili, che però generano una linfa riconoscibile: fiducia, amicizia, “non litigi”, “non contrapposizioni”, perché – ha detto – “le radici non vorrebbero mai che i rami si ammalassero o che le fronde si spezzassero”.

La seconda immagine, “quella che mi ha colpito di più”, è la celebrazione dell’Eucaristia al cimitero la mattina di Natale. “Una tradizione unica”, ha commentato, “non credo succeda da un’altra parte del mondo”. La spiegazione ricevuta è diventata messaggio: “non ci si può mettere a tavola… senza aver fatto Natale con i propri cari defunti”. Un “dialogo vero” tra chi vive oggi e chi è “vivo per sempre”, con chi “ha costruito le nostre case” e ora “riposa” sopra il paese.

Da qui la chiusura in forma di parabola: il cimitero “là sopra” come la “città posta sulla cima di un monte” che “non può restare nascosta”. Con gli “occhi della fede”, ha detto, diventa “una luce” per le case sottostanti: “luce di vita eterna” a cui rivolgersi “nelle ore buie”. Ecco perché, per il parroco, la parola chiave non è solo “sistemare”, ma “valorizzare”: “renderlo vita con la V maiuscola”. Se lo si pensa come “fine”, sarà solo “pulito e ordinato”; se lo si riconosce come “inizio di speranza”, potrà diventare “bello” e “dimora accogliente”.

Mauro Gattinoni
Mauro Gattinoni sindaco di Lecco

Il sindaco: “so che volete sapere tre cose”

Il sindaco Mauro Gattinoni ha raccolto l’assist ringraziando don Salvioni: “ci hai aperto il cuore e la mente a un ascolto importante”. Poi ha messo subito in fila le domande attese: “primo, cosa costa. Secondo, quando partono i lavori. Terzo, se il platano alla fine lo tagliamo o no” (articolo 1 articolo 2 articolo 3). Ma ha chiarito che prima di arrivare ai numeri c’erano “altri discorsi”.

Il primo: la serata non è frutto di un avviso visto “in chiesa” o di una “newsletter del sindaco”, ma di “un percorso di intelligenze” e di persone che hanno messo “testa, cuore e pensiero” perché un progetto potesse esserci. Da qui la tesi politica e civica: “il Comune fa tante cose, ma se non c’è dietro insieme una comunità, tante altre non se ne possono fare”. Alcune opere sono “compito del Comune” (passerelle, illuminazione, lavori puntuali), ma ci sono progetti che “o si fanno insieme o non partono”.

Gattinoni ha citato esempi di luoghi cresciuti così: LaorcaLab e il “Grom”, dove da “una sterpaglia – ha raccontato – si è creato un luogo di relazione. La formula è diventata cornice per il cimitero: “uno spazio diventa un luogo quando gli diamo un senso”. E i rioni, a Lecco, funzionano proprio così: affezione, memoria minuta, riconoscimento del proprio “pezzo” di città.

Il Cimitero di Laorca, in questa prospettiva, è “la sfida delle sfide” anche per la complessità concreta: proprietà divisa tra parrocchia, Comune e privati; interventi che richiedono accordi e un lavoro “abbastanza complesso” anche con la Curia. Ma, ha insistito, quel luogo non è solo “affettivo”: ha valore ambientale, “pregio estetico pazzesco”, “colpo d’occhio unico”, e una dimensione storica e culturale che lo rende patrimonio cittadino.

E dentro, oltre alle “radici delle famiglie”, ci sono anche le radici di ciò “che ha fatto la fortuna di Lecco”: imprese, industriali, la storia produttiva del territorio. Un passaggio che il sindaco ha esplicitato collegandolo direttamente alla metafora delle radici evocata dal parroco.

Gattinoni ha inoltre richiamato il carattere di unicità del Cimitero di Laorca, ricordando come non sia soltanto un luogo caro ai laorchesi, ma “un bene riconosciuto anche fuori dai confini cittadini: il complesso fa infatti parte della Route Europea dei Cimiteri Monumentali, a conferma del suo valore storico, culturale, paesaggistico e naturalistico. Un elemento che rafforza la responsabilità collettiva nel prendersene cura come patrimonio dell’intera città”.

La conclusione è stata un richiamo alla corresponsabilità: “se riusciremo a portare a termine questo progetto è perché lo faremo insieme”. Il Comune “ci mette il suo pezzetto”, ma “la comunità è più grande del Comune”. Contributi economici, certo, ma anche manutenzione, idee, proposte. E soprattutto un passaggio valoriale: prendersi cura dei luoghi significa prendersi cura delle persone; qui, in particolare, “prendersi cura dei simboli” vuol dire prendersi cura di “valori e identità”, per guardare “con fiducia e speranza” al futuro comune.

Maria Grazia Nasazzi presidente Fondazione Comunitaria del Lecchese
Maria Grazia Nasazzi presidente Fondazione Comunitaria del Lecchese

Fondazione e Fondo di Comunità: “un tavolo”, non solo risorse

La presidente della Fondazione della Comunità Lecchese, Maria Grazia Nasazzi, ha insistito su un’immagine ricorrente: la Fondazione come casa e come “tavolo” attorno al quale siedono ruoli diversi. “Siamo attorno a un tavolo… persone diverse… che mettono sul tavolo la capacità di guardarsi e di lavorare e progettare il futuro”. Per Nasazzi, l’appartenenza si traduce in collaborazione: anche se le risorse “si potrebbero trovare”, “non sarebbe la stessa cosa”. Il punto di partenza non sono i soldi, ma “il lavorare insieme” su ciò che la comunità vuole far nascere o conservare.

Su questo terreno si è inserita la ricostruzione di Cristiana Achille presidente del Fondo di comunità di Laorca e Malavedo, che ha ripercorso le tappe: costituzione del Fondo nel novembre 2019, stop del Covid, ma anche la continuità di incontri e l’avvio dell’idea di sostenere un progetto sul complesso cimiteriale.

Passaggio decisivo: portare “tutte le anime” allo stesso tavolo, chiedendo a Comune e parrocchia di indicare i delegati nel consiglio del Fondo, proprio perché i “due azionisti di maggioranza” del cimitero sono loro.

Poi il lavoro tecnico: attività di conoscenza e promozione del Cimitero con scuole, volontari e Politecnico; raccolta dati; e soprattutto tre indagini finanziate dal Fondo tra 2023 e 2024: strutturale (sull’intero complesso, dai terrazzi ai muri di sostegno fino alla zona della grotta), geologica e agronomica, con mappatura dello stato di salute delle essenze e indicazioni per conservazione e sostituzioni. Materiale “propedeutico” senza il quale – ha spiegato – non si può nemmeno fare un preventivo serio o immaginare interventi coerenti.

Achille ha sottolineato un punto politico-amministrativo: oggi esiste un accordo tra Comune e parrocchia, concretizzato anche in un contributo reale. E ha ricordato la telefonata del 30 dicembre: “ce l’abbiamo fatta, il Comune… ha stanziato 40.000 euro”. Non bastano, ma rappresentano “il primo passo” e soprattutto il segno che “siamo arrivati a questo punto” con “voglia e desiderio di contribuire” da parte di tutti.

Cristiana Achille
Cristiana Achille presidente del Fondo di Comunità di Laorca e Malavedo

“Si può partire domani?” La risposta è “ni”

Il passaggio più operativo è arrivato con la domanda inevitabile: il progetto è pronto, si parte subito? “La risposta è ni”, ha chiarito Achille. Mancano passaggi tecnico-burocratici: il Comune dovrà affrontare anzitutto la rimozione del divieto di accesso posto anni fa sul sagrato e sul viale delle Rimembrenze che si trovano sotto le grotte; servirà l’approvazione della Soprintendenza, con richieste specifiche che riguardano in particolare il viale delle Rimembranze; occorreranno gli ok definitivi di parrocchia/Curia e Comune (che ha già espresso un parere positivo con indicazioni emerse in Commissione paesaggio).

Sul metodo di trasparenza, Achille ha proposto un impegno di rendicontazione: utilizzare la Festa di Laorca come punto di aggiornamento, con una “pagina di rendiconto a luglio per dire cosa è stato fatto nei mesi precedenti e, se possibile, arrivare a una prima indicazione di avvio lavori”.

Paolo dell'Oro Segretario della Fondazione Comunitaria del Lecchese
Paolo dell’Oro Segretario della Fondazione Comunitaria del Lecchese

Finanziamenti: bando “a raddoppio” e raccolta sul territorio

Dal pubblico è arrivata una domanda diretta: come si raccolgono i fondi? La risposta: bandi e raccolta sul Fondo, con donazioni “tanto o poco”, sapendo che quanto raccolto è destinato a questo progetto.

Il segretario della Fondazione Comunitaria del Lecchese, Paolo Dell’Oro, ha aggiunto un elemento concreto: un bando in uscita a giugno, con contributi nell’ordine di 200-300 mila euro, ma a condizione che il progetto sia approvato e che si garantisca il cofinanziamento. Esempio: progetto da 300 mila, contributo da 150 mila; gli altri 150 mila “devono essere raccolti sul territorio”. Obiettivo: arrivare “entro settembre” a candidare il progetto, con le autorizzazioni in ordine, perché “il raddoppio è un’opportunità non banale”.

Lotti, platano e primi interventi: l’idea del “cominciare da sopra”

Sul tema del platano – “c’è chi dice di abbatterlo domani e chi dice conserviamolo” ha sottolineato Achille – è stato chiarito che non sarà una scelta “del singolo” e che in entrambi i casi i costi sono rilevanti. Una stima citata: mettere in sicurezza il muro mantenendo il platano oscillerebbe tra 35 e 38 mila euro, senza contare l’intervento successivo sulla scalinata.

Quanto ai lotti, l’orientamento emerso è quello di partire dal sagrato, cioè dall’area antistante la facciata della chiesa e dai percorsi immediatamente connessi: “zona relativamente circoscritta – ha spiegato Achille – interlocutore diretto la parrocchia, e minore esposizione ai problemi più critici di muro e scalinata. Poi, progressivamente, gradinata e muri, interventi nei terrazzi e lungo la salita verso la grotta della Madonna di Lourdes. Le cose sono tante,  ma l’idea è: avviare una parte, dimostrare che funziona, e poi estendere a cascata”.

Emanuele Manzoni
L’assessore Emanuele Manzoni

Manzoni: “non è solo riqualificazione, è comunità”

In chiusura, l’assessore con delega ai Servizi Sociali, Casa, Lavoro e Politiche per l’Integrazione Emanuele Manzoni ha sintetizzato il senso politico e sociale della serata: il tema più emerso è l’appartenenza. “Sarebbe stato possibile un iter burocratico, con scelte dall’alto e risorse trovate nelle pieghe di un bilancio; invece Laorca ha voluto un processo partecipato, dove ciascuno mette un ‘pezzettino’ che da solo non basta, ma dentro un mosaico comune diventa decisivo”.

Il percorso, ha detto, non sarà solo la “riqualificazione di uno spazio: sarà continuare a costruire pezzi di comunità”, un messaggio che “supera anche i confini di Laorca”.

L'assessore Roberto Pietrobelli
L’assessore Roberto Pietrobelli

Pietrobelli: obiettivi concreti e lo sguardo sul futuro dei cimiteri

L’assessore al Bilancio Roberto Pietrobelli ha portato un doppio tema: la necessità di risultati visibili per non far “scemare l’entusiasmo” e una riflessione sul futuro dei cimiteri.

Da un lato, l’invito a “aggrapparsi a cifre” gestibili: “un intervento da 140-150 mila euro come obiettivo concreto, per iniziare e poi rafforzare la volontà di intervenire sulle fasi successive”. Dall’altro, la preoccupazione per un “cambio culturale in atto: cimiteri frequentati soprattutto da persone anziane, rischio di minore cura nel tempo, difficoltà crescenti legate a concessioni e manutenzioni”.

Per questo, ha detto, “ciò che sta accadendo a Laorca è un esperimento importante anche per la città”.

Cimitero Laorca incontro oratorio gennaio 2026

Laorca “luogo quotidiano”: la voce di un residente

Tra gli interventi dal pubblico, un residente ha ringraziato per l’attenzione verso “un luogo molto particolare” in cui la comunità “si ritrova unita pur nelle differenze”. E ha ricordato l’uso quotidiano del complesso: i cammini che convergono sul sagrato, gli spazi panoramici come momenti di relazione e sosta, le ricorrenze religiose e comunitarie (presepe vivente, processioni, Via Crucis), fino al prolungamento verso la grotta di Lourdes “come a indicare che poi tutto non termina lì”.

Il quadro emerso è quello di un progetto ancora in costruzione nei dettagli, ma già definito nella direzione: gradualità, lotti funzionali, autorizzazioni da ottenere, bandi da intercettare, raccolta fondi da attivare. E, soprattutto, una linea condivisa: la riqualificazione del Cimitero di Laorca non è soltanto un intervento sul decoro. È un’operazione di cura dei simboli, dunque dei legami. Con una comunità che, ieri sera, si è presentata compatta al proprio appuntamento.