Una sorprendente Valsassina raccontata dalle fotografie di Mauro Lanfranchi

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Mauro Lanfranchi

Una passione lunga più di 40 anni, intervista al fotografo naturalista lecchese

“C’è sempre qualcosa da scoprire, basta esser capaci di guardarsi in giro”

LECCO – Dopo oltre 40 anni passati a girare la Valsassina in lungo e in largo in sella alla sua inseparabile Vespa, per lui questo territorio non ha quasi più segreti specialmente quando si tratta di montagna e natura. Mauro Lanfranchi è un fotografo che non ha certamente bisogno di presentazioni: originario di Lecco, rione di Laorca, classe 1952, fotografo prima per passione e poi professionista (anche se oggi è in pensione). All’inizio una semplice passione da affiancare al lavoro di commesso di abbigliamento, ma alla fine degli Anni ’70 compie il salto diventando a tutti gli effetti fotografo naturalista.

Cresta del Grignone (foto Mauro Lanfranchi)
Cresta del Grignone (foto Mauro Lanfranchi)

Una professione che lo ha portato principalmente sulle montagne di tutta la Lombardia e oltre, senza però mai perdere il forte legame con i luoghi da cui è partito: la Valsassina e le sue cime. Più delle parole, in questa intervista, parleranno alcune fotografie che Mauro Lanfranchi ci ha gentilmente “regalato”, scatti bellissimi che, attraverso la sensibilità della sua arte, raccontano la Valsassina nei decenni di carriera.

“Un territorio amato e vissuto anche al di là della fotografia: tanti anni fa aiutavo gli amici del rifugio Brioschi a portar su cibo e materiale. Il sabato sera, quando facevo ancora il commesso, partivo con qualsiasi tempo alla volta del Grignone portando ciò che serviva, pane, latte, ecc… Mi è sempre interessato l’aspetto naturalistico, come fotoamatore ho cominciato con la biologia marina guardando al mondo subacqueo, in un secondo tempo mi sono interessato alla flora alpina girando in lungo e in largo le montagne per scovare e fotografare specie nuove. Quando la fotografia è diventata la mia professione, chiaramente ho dovuto soddisfare le richieste che mi venivano fatte e da lì ho conosciuto un’altra Valsassina specialmente in funzione di un libro che ho realizzato”.

Mauro Lanfranchi con la sua inseparabile Vespa
Mauro Lanfranchi con la sua inseparabile Vespa

Il libro Valsassina – Terra da scoprire (Mauro Lanfranchi, Angelo Sala, Paolo Cagnotto) ha avuto un notevole successo di vendite ed è stato molto apprezzato tanto che il volume ormai da qualche anno è andato esaurito: “Quei paesi della Valsassina che avevo visto solo dall’alto sono andato a visitarli uno per uno. Per di più nel libro sono inseriti anche alcuni personaggi, per citarne uno ricordo con piacere l’incontro col mitico Giulio Buzzoni, papà di Mauro Buzzoni, storico gestore del rifugio Grassi e oggi del rifugio Tavecchia. Arrivato a casa sua stava riposando, allora l’abbiamo svegliato e ne è uscito un bel lavoro tanto più che dopo pochi anni è venuto a mancare, ma oggi restano quegli scatti a cui la famiglia tiene molto. Pur non amando fotografare le persone, è stata una bellissima esperienza perché mi ha consentito di scoprire un ambiente che conoscevo solo parzialmente”.

Lame di luci sul gruppo del Fungo (foto Mauro Lanfranchi)
Lame di luci sul gruppo del Fungo (foto Mauro Lanfranchi)

La natura, però, è rimasta la sua vera passione: “Mi son sempre interessato anche dell’aspetto geologico e per anni, ad esempio, ho seguito l’evolversi della ghiacciaia di Moncodeno: attraverso alcune miei immagini di parecchie anni fa si può vedere quanto si sia ridotta la massa glaciale. Sulla flora, poi, si potrebbe parlare per ore: ci son dei fiori che si possono trovare solo tramite il passaparola, le informazioni dei botanici e una grandissima conoscenza del territorio, altrimenti risulta impossibile scovarli. Ad esempio c’è una bellissima colonia di Peonie Selvatiche che cresce tuttora nei cosiddetti prati di Grigna, uno dei posti più impervi e sperduti dietro al Grignone, che una decina di anni fa avevo visitato più volte e che proprio pochi giorni fa non sono più riuscito a raggiungere per via della vegetazione intricata”.

Lo stesso Lanfranchi, nelle sue ricerche, ha fatto scoperte molto interessanti segnalate a degli amici botanici: “Ho scoperto una Gentiana Pneumonanthe in un luogo che non era mai stato segnalato sul libro della flora alpina insubrica. Bisogna girare tanto, aguzzare la vista e soprattutto avere tanta passione. Io sono autodidatta, ho letto e comprato tantissimi libri e mi sono interfacciato con i botanici. Ad esempio tanti anni fa, in Grignetta, avevo trovato delle Primule che erano completamente diverse da quelle solite a fiore rosso che abbiamo noi, Primule che avevano la foglia completamente diversa. Così mi sono rivolto a un botanico all’epoca molto riconosciuto che però ha un po’ sottovalutato la questione. Quando invece sono arrivati gli Svizzeri si sono accorti effettivamente che si trattava di una Primula nuova. L’hanno fatta analizzare e le hanno dato il nome di Primula Grignensis Moser. Un peccato perché noi lecchesi l’avevamo scoperta 15 anni prima. Nonostante tutto, però, sono piccole soddisfazioni”.

Mauro Lanfranchi

In questi anni di lavoro Mauro Lanfranchi ha visto cambiare la Valsassina sotto tantissimi aspetti: “E’ il caso della fauna. Quando ho cominciato a bazzicare le Grigne i camosci erano pochissimi perché era una specie cacciabile, quando poi hanno cominciato a portarlo nella zona tra Grignetta e Grignone si è espanso in maniera pazzesca. Altre specie invece sono diminuite. Quando lo racconto molti non ci credono ma li ho seguiti per parecchio tempo: tanti anni fa, in cima alla Grignetta, quando tutti se ne andavano via, spuntava una famiglia di ermellini. Idem per uno degli animali che a me piace di più, la pernice bianca, che una trentina di anni fa non era difficile veder volar via sulla neve nella Foppa del Ger o nella Foppa del Masone, ma oggi ne rimane qualche sparuto esemplare sul Legnone e dietro il Pizzo dei Tre Signori. Un’altra mia grande passione è il Gallo Forcello, una volta c’erano delle belle arene. Al contrario ho assistito al ritorno del cervo, alcuni esemplari anche ai Resinelli, oppure di uccelli come il picchio nero che è tornato nelle nostre montagne, ad esempio al parco Valentino”.

La grotta degli occhiali presso il rifugio Bietti Buzzi (foto Mauro Lanfranchi)
La grotta degli occhiali presso il rifugio Bietti Buzzi (foto Mauro Lanfranchi)

In Valsassina c’è un luogo a cui Lanfranchi è particolarmente legato: “Sono i Piani di Artavaggio che, soprattutto da quando hanno chiuso gli impianti da sci, mi consentono di trovare ancora posti selvaggi. E’ chiaro che il mio amore fotografico sono le Grigne che credo di conoscere in tutti i loro angoli poiché andando a cercare fiori non puoi rimanere sul sentiero, ma devi andare nei posti più sperduti. A parte Artavaggio, amo le montagne un po’ più selvagge come il Due Mani o il Pizzo Alto sopra Premana, dove negli orari giusti si possono trovare ancora tanti animali. A me piace la montagna negli orari in cui non c’è nessuno, anche se negli ultimi anni è diventato sempre più difficile trovare questi spazi”.

Cosa è cambiato di più in questa lunga carriera da fotografo a livello ambientale? “I sentieri: in questi ultimi anni, probabilmente per via del cambiamento climatico, sono stati scavati in maniera irreparabile. E poi i numerosi crolli tra le guglie della Grignetta con alcuni punti che sono diventati pericolosi. Di certo una situazione che preoccupa abbastanza. In seconda battuta, dal punto di vista umano, oggi c’è un approccio alla montagna che esula da quello che è sempre stato in passato. Positivo che in tantissimi negli ultimi anni si siano approcciati alla montagna, ma la montagna ha delle regole e richiede rispetto”.

Ciaspolata notturna al cospetto del Pizzo dei Tre Signori (foto Lanfranchi)
Ciaspolata notturna al cospetto del Pizzo dei Tre Signori (foto Lanfranchi)

Quello di Mauro Lanfranchi è un archivio fotografico di valore inestimabile perché contiene storie uniche, testimonianze che sono rintracciabili solo lì: “Di certo, assieme alle fotografie, mi restano un sacco di bei ricordi. Se mi fermo a pensare, tra le mille cose, mi viene in mente il rapporto con Premana e i premanesi, Corpus Domini, Premana Rivive l’Antico, Past, Giir di Mont… E’ stato bellissimo entrare nelle piccole officine di famiglia dove la gente aveva ancora il tempo di fermarsi a raccontare il proprio lavoro, mi è sempre piaciuto questo tipo di contatto con la gente. Mi piace ascoltare, vedere, sentire… con la consapevolezza che c’è sempre qualcosa da scoprire, basta essere capaci di guardarsi in giro”.

 Stalagmiti nella ghiacciaia di Moncodeno (foto Lanfranchi)
Stalagmiti nella ghiacciaia di Moncodeno (foto Lanfranchi)