A introdurre il senso dell’iniziativa è Irene Riva, che sottolinea come il dono dell’opera rappresenti “non solo un regalo, ma un monito“. La violenza sulle donne, viene ribadito, è una piaga che riguarda l’intera comunità e non può essere relegata a un problema emergenziale. “L’obiettivo è chiaro: educare le donne all’autonomia e gli uomini alla cura, perché la battaglia per la dignità si vince insieme, con la cultura e la prevenzione, prima che la violenza si manifesti”, afferma Riva, evidenziando anche l’orgoglio per un’iniziativa che si è svolta questa mattina per due ragioni precise.
La prima è legata alla parola chiave che l’associazione porta avanti anche nelle scuole: reciprocità. “La Fondazione Comunitaria del Lecchese ha sostenuto le iniziative più importanti dell’associazione Femminile Presente, non potevamo che essere reciproche”, spiega. La seconda ragione riguarda il ruolo stesso della Fondazione sul territorio, che secondo Riva svolge “due funzioni, una maschile, il sostegno, e una femminile, la cura”. Un’impostazione che rispecchia gli obiettivi dell’associazione: la promozione paritaria dei codici maschili e femminili. “Siamo molto contenti perché è una questione importante. Guardando il quadro è chiarissima questa esperienza fatta e anche proiettata nel futuro: un’attenzione alle donne non solo in situazione di emergenza, ma di speranza”.
A raccogliere il testimone è Maria Grazia nasazzi, presidente della Fondazione Comunitaria del Lecchese, che accoglie il dono come parte di un percorso condiviso con il mondo associativo locale. L’opera entra così in uno spazio pubblico con una funzione che va oltre l’estetica, diventando strumento di sensibilizzazione e di dialogo.
Il quadro raffigura una donna ferita, con i pugni chiusi e lo sguardo di chi non si arrende. Un’immagine forte, nata durante uno spettacolo – “ci vuole un patto” – e completata dalle pennellate dei cittadini di Lecco. Un processo collettivo che rispecchia l’intento dell’opera: “stimolare le persone a ragionare” su una questione quanto mai attuale come la violenza sulle donne.
È lo stesso artista, Marco Menaballi, a spiegare la chiave di lettura del lavoro. “Un quadro è un istante, la storia del personaggio prima e dopo quell’istante dipende da quello che vede o vuol vedere l’osservatore. Lei è in difesa? In attacco? Sta a te decidere… di sicuro lo sguardo che ha, se la guardi bene, sorride: è di serenità, di accettazione e di consapevolezza. È quello che mi auguro per le donne, o per l’umanità: sana consapevolezza”. L’opera, aggiunge, rappresenta “un frame, un piccolo momento di un’azione” in cui il prima e il dopo sono affidati allo sguardo di chi osserva. La ragazza può essere in difesa come in attacco: “Sta a chi vive l’esperienza di vedere il quadro capire qual è la vicenda e la storia che c’è dietro”.
Un’interpretazione aperta, pensata per innescare domande e portare ciascuno a trarre le proprie conclusioni. Un quadro che non dà risposte preconfezionate, ma chiede responsabilità, attenzione e consapevolezza.