Vertice su Carcano in Regione: “Ora servono garanzie”. Richiesto un tavolo nazionale

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Gli stabilimenti di Mandello della "Antonio Carcano Spa"

Audizione in IV Commissione tra timori occupazionali, rassicurazioni politiche e attesa per la vendita

Forte preoccupazione dei sindacati per l’assenza di un piano industriale chiaro e per il rischio di cassa integrazione nel 2026. Sullo sfondo la complessa vicenda della cessione societaria

MANDELLO – Un confronto serrato, carico di aspettative e timori, quello andato in scena oggi in Regione Lombardia attorno al futuro della Carcano Antonio S.p.A., storica realtà industriale del territorio lecchese e valtellinese specializzata nella produzione e lavorazione del laminato di alluminio. L’audizione in IV Commissione ha riunito proprietà, Confindustria, organizzazioni sindacali, amministratori locali e rappresentanti delle Province di Lecco e Sondrio, trasformandosi in un vero tavolo territoriale sul destino di un’azienda che occupa quasi 500 addetti diretti e oltre 700 considerando l’indotto.

Le preoccupazioni dei sindacati

A nome della Fim Cisl Monza Brianza Lecco e Sondrio, il Segretario Enrico Vacca ha portato all’attenzione della Commissione le incertezze che gravano sull’immediato futuro industriale. “Abbiamo espresso la nostra preoccupazione per la mancanza di chiarezza sul piano della nuova proprietà, per la difesa dei tre siti produttivi e dei livelli occupazionali – ha spiegato – anche alla luce del recente parere favorevole sulla golden power rispetto all’ipotesi di vendita della società”.

Secondo le organizzazioni sindacali, le previsioni produttive per i reparti di converting resterebbero allineate ai livelli del 2025, uno scenario che potrebbe rendere inevitabile il ricorso alla cassa integrazione anche nel 2026. Vacca ha però riconosciuto l’attenzione dimostrata dalla Commissione e dalle istituzioni presenti, che hanno chiesto all’azienda di chiarire in tempi brevi la strategia industriale futura, ribadendo il valore economico e sociale di Carcano per i territori coinvolti.

L’azienda, dal canto suo, ha dichiarato di aver bisogno ancora di alcune settimane per chiudere l’operazione di vendita e di un periodo di valutazione che potrebbe estendersi per gran parte del 2026, una prospettiva che i sindacati giudicano “difficilmente comprensibile” e fonte di ulteriore apprensione. Le parti si sono lasciate con l’impegno a rivedersi dopo la ratifica dell’acquisto da parte della nuova proprietà, mentre resta aperta la richiesta, avanzata a livello nazionale, di un incontro al Ministero delle Imprese e del Made in Italy.

La posizione della Regione

Dal fronte istituzionale, il Sottosegretario alla Presidenza di Regione Lombardia con delega Autonomia e Rapporti con il Consiglio regionale Mauro Piazza ha assicurato la massima attenzione della Regione: “È fondamentale comprendere con chiarezza le prospettive future e ottenere garanzie concrete di continuità per tutti i siti produttivi e per tutte le attività aziendali”. Il sottosegretario ha ribadito la disponibilità dell’ente a mettere in campo strumenti di supporto nelle crisi industriali e a farsi portavoce delle istanze dei territori nei tavoli competenti, sottolineando come il rilancio dell’azienda debba passare anche dal coinvolgimento delle comunità locali.

Più rassicurante, pur nel quadro ancora in evoluzione, il giudizio espresso dal consigliere regionale Giacomo Zamperini (Fratelli d’Italia), che ha definito l’audizione “un passaggio importante per ascoltare il territorio e i lavoratori”. Secondo Zamperini, dal confronto con i vertici aziendali sarebbe emersa una volontà concreta di investimento e rilancio: “È stato chiarito che la Carcano non è in crisi e che c’è l’intenzione di rafforzarne l’operatività”. Il consigliere ha ricordato come le tensioni delle ultime settimane fossero legate anche a una comunicazione prudente sulla cessione societaria, che aveva generato incertezza tra i dipendenti, e ha rilanciato la richiesta di aprire un tavolo nazionale per discutere la nuova strategia industriale, coinvolgendo pienamente le parti sociali.

Il consigliere regionale Pd Gian Mario Fragomeli ha definito l’audizione in IV Commissione un passaggio decisivo per fare chiarezza dopo mesi di incertezza. “Era importante capire tempi e modalità della vendita”, ha spiegato, confermando che il nuovo acquirente rileverà la maggioranza delle quote e che al Ministero si è conclusa la verifica sulla golden power. Fragomeli ha aggiunto che la cessione dovrebbe chiudersi “entro i primi dieci giorni di marzo”, mentre servirà “tutto l’anno” per valutare la riorganizzazione produttiva, che riguarderà tutti e tre gli stabilimenti, compreso Mandello. Restano però timori sulle prospettive concrete dei singoli siti: “Non abbiamo ancora risposte precise e il tema delle sinergie ci preoccupa”. Da qui la richiesta di mantenere alta l’attenzione e di aprire un tavolo nazionale: “È fondamentale salvaguardare tutte le realtà Carcano”. In chiusura ha ribadito che l’azienda “non è in crisi”, ma che proprio per questo “va tutelata la forza lavoro ed evitata ogni ipotesi di dismissione”.

La cronistoria: tra rinvii e timori

La seduta in Regione arriva dopo mesi complessi per la Carcano (vedi articolo). Già nelle scorse settimane un incontro istituzionale era stato rinviato che avrebbe dovuto svolgersi il 22 gennaio, alimentando l’apprensione sul destino dello stabilimento di Mandello e degli altri siti produttivi. Sullo sfondo pesa ancora il grave incendio che nell’ottobre 2024 aveva colpito gli impianti, destabilizzando l’azienda e avviando una fase di riorganizzazione industriale culminata nel percorso di cessione oggi in corso.

In questo contesto, il parere favorevole all’applicazione della golden power sull’operazione di vendita ha rappresentato un passaggio delicato, accolto dai sindacati come un elemento che impone ulteriori garanzie sulla tutela dell’occupazione e sulla permanenza delle attività produttive in Lombardia.

Attesa per i prossimi passi

L’audizione non ha sciolto tutti i nodi, ma ha segnato un punto fermo: la vicenda Carcano resta sotto stretta osservazione politica e sindacale. Tra richieste di chiarezza sul piano industriale, ipotesi di ammortizzatori sociali e aperture a un tavolo nazionale, il futuro della storica azienda continua a essere una questione centrale per l’economia di Lecco e della provincia di Sondrio.

I prossimi mesi, con la definizione della vendita e le scelte della nuova proprietà, saranno decisivi per capire se alle rassicurazioni seguiranno investimenti concreti e una prospettiva stabile per centinaia di lavoratori e per un intero comparto produttivo che rappresenta uno dei pilastri industriali dell’area alpina lombarda.