L’ex magistrato a Lecco per raccontare il libro “Storie di sangue, amici e fantasmi – Ricordi di mafia”

“Fare il nostro dovere, anche nelle piccole cose quotidiane, questo il contributo che possiamo dare nella lotta alla mafia”

Pietro Grasso

LECCO – Inizia con “Caro Giovanni” e finisce con “Caro Paolo” il libro di Pietro Grasso “Storie di sangue, amici e fantasmi – Ricordi di mafia”.

Una lettera al collega e amico Giovanni Falcone e una a Paolo Borsellino aprono e chiudono un libro che rappresenta l’album di una vita passata a lottare contro la mafia accanto ad amici carissimi, che sono anche simboli di impegno civile.

L’ex magistrato e oggi politico, dal 2013 al 2018 presidente del Senato, è stato ospite a Lecco nell’ambito di Leggermente, la rassegna dedicata alla lettura organizzata da Confcommercio Lecco.

Simona Piazza, Pietro Grasso, Matteo Bonacina

Ad aprire e chiudere la serata è stato Federico Bario che ha interpretato proprio le due lettere scritte da Pietro Grasso agli amici magistrati 25 anni dopo le stragi di Capaci e via D’Amelio.

Sul palco della Casa dell’Economia, l’assessore alla cultura Simona Piazza e il coordinatore accademico Università Cattolica di Milano Matteo Bonacina hanno intervistato l’ex magistrato.

Pietro Grasso e il sindaco di Lecco Virginio Brivio

Tutto ha avuto inizio da una fotografia su un giornale: “Vidi questa immagine, si trattava di un omicidio e c’era questa persona china sul corpo riverso a terra. Chiesi a mio padre chi era. Mi rispose che era il magistrato che si recava sul luogo dell’omicidio per iniziare le indagini. Lì capii che quello era il sogno della mia vita”.

Alberto Bonacina di Libera e Pietro Grasso

Il discorso ha toccato diversi aspetti di quegli anni, Grasso ha raccontato aspetti intimi della sua vita intrecciata a quella dei giudici Falcone e Borsellino: “Bisogna vederli come dei modelli e non come degli eroi. Falcone, nel tempo libero, era dotato di uno spiccato senso dell’umorismo. Era una persona normale che nella sua vita ha messo un impegno eccezionale ed è riuscito a trasmetterlo agli altri. Falcone è stato un maestro”.

Il libro è dedicato al nipote Riccardo e a tutti i giovani nati dopo il 1992 (anno delle stragi)  a sottolineare l’importante tema della memoria che ricorre, in modi diversi, in tutto il libro.

Federico Bario

E poi la chiamata come giudice a latere nel maxi processo: “Chiesi a mia moglie cosa ne pensasse, sapevamo che era una decisione che avrebbe cambiato la nostra vita. Però non potevo tirarmi indietro, altrimenti mi sarei dimesso dalla magistratura perché dopo un rifiuto non avrei avuto più il coraggio di guardare in faccia i miei colleghi”.

Matteo Bonacina

E poi l’incontro con il maxi processo: “Ricordo che andai nell’ufficio di Falcone, lui si alzò,  aprì la porta di una stanza lì difronte e mi disse ‘Ecco, ti presento il maxi processo’. Una stanza piena di scaffali dove c’erano faldoni fino al soffitto, circa 400.000 fogli. Lui restò in silenzio a spiare la mia reazione e io gli chiesi ‘Ma dove è il primo volume?’ “.

Il libro racconta storie e aneddoti da cui è emerge la determinazione di uomini al servizio dello stato ma anche la loro semplicità e vulnerabilità.

Ma, allora, cosa bisogna fare per combattere la mafia? “La mafia acquisisce consenso perché riesce a sostituirsi allo stato. Noi dobbiamo fare il nostro dovere, anche nelle piccole cose quotidiane, è questo il contributo che possiamo dare nella lotta alla mafia”.