(S)Punti di Vista. Polverificio Piloni di Bonacina: scoppi e agitazioni sindacali alla ‘Miccia’

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"Foto Brogi, Lecco - Veduta della città 1890 circa. Collezione Possenti Matteo"

RUBRICA – Carissimi lettori, bentrovati! Oggi vi propongo un approfondimento storico; forse non tutti sanno che a Lecco, precisamente a Bonacina, esisteva un polverificio, il polverificio Piloni. Fondatore fu Bernardo Piloni le cui orme furono seguite dal figlio Antonio e dai nipoti Bernardo e Corrado. Il polverificio Piloni raggiunse fama nazionale e internazionale e fu teatro, purtroppo, di alcuni episodi tragici sul finire dell’800 e di un’occupazione militare ordinata dal Prefetto di Como nel 1920. Ma andiamo per gradi e cominciamo dalla fama del Polverificio; si legge in una vecchia pubblicità: “Piloni Bernardo Lecco, premiata ditta di cartuccie da caccia comuni e fine- cartucce speciali per polveri nitro composte- Accessori-Miccie di sicurezza per mina-Esportazione”.

Il polverificio sorgeva a Bonacina nell’odierna via sant’Egidio dove oggi è in costruzione una nuova residenza con alloggi, parcheggi e uno spazio verde e dove prima che i Piloni giungessero coi loro insediamenti industriali le carte tramandano “una vecchia valle selvaggia e romita dove rari e brevi appezzamenti seminativi, affacciati sul torrente o sulla via, rendevano a malapena visibile la conca pianeggiante di sant’Egidio, sommersa dai grandi boschi cedui” (tratto da “Memorie della Parrocchia di Bonacina”).

I magazzini erano posizionati lungo il Caldone e collegati al corpo centrale della fabbrica mediante rotaie. L’edificio venne costruito ex novo e con criteri moderni per soddisfare tutte le esigenze produttive.

I Piloni erano presenti a Bonacina con quattro famiglie già nel 1691; prima di lanciarsi nel commercio delle polveri piriche avevano avviato delle fucine, la prima delle quali viene rilevata nel 1719 come appartenente a Giovanni. Come detto fu Bernardo Piloni che nel 1876, seguendo i consigli e le formule di un certo Fumagalli di Olate, si lanciò in una nuova impresa: il commercio e la produzione delle polveri piriche. Bernardo era nato nel 1826 e nel 1848 era stato tra i volontari lecchesi per la difesa del Tirolo. Per la costruzione del polverificio, che veniva chiamato “la miccia”, i Piloni acquistarono grandi terre dai fratelli Castelli e dalla parrocchia di Acquate; entro il 1880 vennero costruiti i primi edifici. L’Arsenale con la Polveriera divennero la fortuna della famiglia almeno fino agli anni ‘50.

Come purtroppo accade in queste industrie ad alto rischio il polverificio fu teatro di episodi drammatici; nel mese di maggio del 1886, precisamente sabato 8 maggio, come riportano le cronache del tempo, ci fu un grande scoppio a seguito del quale tre giovani lavoratori persero la vita. “Causa della disgrazia uno dei tre operai che finito il lavoro e fatta la pulizia, si avvicinò al muro con una cassa sulle spalle, per distaccarvi una lampada che vi si trovava appesa, ma fatalità volle che la lampada scivolatagli dalle mani, gli cascasse in terra precisamente vicino ai pestelli, incendiando così la rimanenza della polvere che vi si trovava e causando il terribile scoppio” (Resegone del 14-15 maggio 1886). I tre lavoratori riportarono bruciature e ustioni ma anche contusioni gravissime per via delle macerie cadute a seguito dello scoppio; non ce la fecero e nel primo pomeriggio dello stesso giorno vennero dichiarati morti. Il funerale si svolse il giorno successivo, domenica, con grande afflusso di persone “del paese e dei dintroni”; l’accaduto generò molta commozione poichè tutti e tre i ragazzi erano giovani e celibi.

L’anno successivo, precisamente il 21 giugno 1887, al polverificio ci fu un’altra terribile esplosione che rase al suolo lo stabilimento causando la morte di sette lavoratori.

Le industrie Piloni furono anche teatro nei primi anni del ‘900 di battaglie sindacali; nel 1919 pochi giorni prima delle votazioni politiche, i fratelli Piloni furono oggetto di una sassaiola a Rancio da parte di un gruppo di giovani socialisti capitanati dal “pericoloso pregiudicato Pietrobelli Erezio” che divenne poi dirigente del partito comunista. Nel 1920 l’intera città di  Lecco fu teatro di un’agitazione metallurgica che coinvolse anche le industrie Piloni: 4000 operai occuparono le fabbriche presenti sul territorio; in tale circostanza il Prefetto di Como fece occupare militarmente la “miccia” poichè vi erano contenuti importanti depositi di esplosivi, cartucce ed armi. In realtà e fortunatamente non ci furono disordini, l’unico episodio che si segnala fu la sottrazione di documenti appartenenti al ragionier Bernardo della fabbrica del Ponte, documenti che vennero mano a mano pubblicati da “Il lavoratore comasco” per rivelare “quanto spendono i signori industriali per divertirsi”.

Giovanna Samà


 

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