Le infezioni dell’apparato urinario femminile: “Il modo migliore di curarle è evitarle”

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Il dott. Scuzzarella approfondisce il tema delle infezioni urinarie, problema comune nelle donne. Come si sviluppano, come prevenirle e trattarle?

“Non trattenere troppo l’urina è un modo utile per evitarle, insieme alla corretta idratazione, attività fisica e un’adeguata alimentazione”

LECCO – Minzione frequente, bruciore, febbre, urine ematiche sono i campanelli di allarme più frequenti nelle donne di una possibile infezione all’apparato urinario: ne parliamo con lo specialista del centro medico In Salus, il dott. Salvatore Scuzzarella, in questa puntata de “L’urologo risponde”.

Perché si va incontro a queste infezioni?

“L’anatomia dell’apparato uro-genitale femminile è una forma di convivenza perfettamente in equilibrio fra una parte ‘sporca’, l’intestino, e una parte ‘pulita”, la vagina. Durante l’infanzia le infezioni sono rare e sono legate solitamente a cattive abitudini, come trattenere a lungo le urine, oppure legate a malformazioni congenite come il reflusso vescico-ureterale o la stenosi del giunto pielo-ureterale. La dinamica è sempre legata alla stasi urinaria che permette ai batteri patogeni di svilupparsi numerosi e quindi creare le basi per un’infezione”.

La cistite è una delle manifestazioni tipiche:

“L’escherichia Coli, batterio comunemente presente nell’intestino, alberga in vagina controllato dagli altri microrganismi non patogeni. una piccola quantità normalmente entra in vescica ma viene eliminata con la minzione. Se l’Escherichia Coli riesce a penetrare gli strati superficiali della mucosa vescicale da inizio alla sintomatologia della comunemente chiamata cistite. In realtà è il modo naturale del nostro organismo per liberarsi di un germe che altrimenti potrebbe essere letale: infatti se l’infezione supera le barriere anti reflusso può raggiungere i reni e quindi passare nel sangue con conseguente setticemia”.

Con la menopausa viene meno l’equilibrio della flora vaginale con prevalenza della popolazione di EC quindi è frequente la presenza di numerosi batteri in vescica anche senza sintomi – spiega il dott. Scuzzarella – Alla luce di queste considerazioni, quando compaiono i primi sintomi di infezione è importante eseguire un’urinocoltura per determinare il ceppo batterico e la sensibilità agli antibiotici. Se abbiamo una recidiva precoce significa che la vescica non ha ancora recuperato il substrato protettivo che tiene bassa la carica batterica, in questo caso la terapia deve essere lunga abbastanza per consentire la guarigione del substrato”.

Una delle conseguenze delle infezioni recidivanti è la ‘vescica iperattiva’. Cosa significa? “E’ il caso di una vescica che, anche in assenza di batteri, si comporta come se ci fosse una perenne cistite, con minzione frequente, urgenza minzionale e bruciore nel punto di uscita delle urine”.

Come possiamo prevenire e guarire queste infezioni?

“Il modo migliore per curare le infezioni delle vie urinarie è evitarle, non trattenere a lungo le urine, svolgere una regolare attività fisica, anche moderata, alimentarsi in modo bilanciato con una adeguata idratazione” spiega il medico.

“Il primo episodio – aggiunge – va curato in modo mirato grazie all’antibiogramma utilizzando il farmaco sensibile tenendo conto degli effetti collaterali, la terapia corretta dura dai 7 ai 14 giorni. Dopo 2 settimane dalla fine della terapia si esegue un’urinocoltura che se ancora positiva ma senza sintomi è meglio non utilizzare antibiotici ma integratori a base di mirtillo o altre sostanze naturali che rinforzano la capacità della mucosa vescicale di proteggersi”.

“Gli esami che completano la diagnosi sono l’ecografia addominale, uroflussometria con residuo post minzionale, esame citologico delle urine su tre campioni – prosegue l’urologo – Di solito la terapia risulta efficace e si riesce a tornare ad una minzione normale senza sintomi.  Nel caso della vescica iperattiva gli antibiotici non sono efficaci, l’acido ialuronico va a migliorare la componente elastica del viscere, ma quello che ha rivoluzionato i risultati negli ultimi anni è la terapia riabilitativa del piano pelvico e l’utilizzo della radiofrequenza endocavitaria a base di onde elettromagnetiche che riportano la vescica ad una normale contrazione e il ritorno ad una normale qualità della vita”.

Nel prossimo articolo, il dott. Scuzzarella ci parlerà dei tumori renali.

In SalusDott. Salvatore Scuzzarella
In Salus – Centro Medico Polispecialistico
Lecco – Corso Carlo Alberto 17/A
Tel. 0341 367512

 


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