Psicologia dello sport per non sportivi (ma che vorrebbero diventarlo) Fase 5

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Dopo un percorso intrapreso da un mesetto, siamo così giunti all’ultima tappa per diventare sportivi partendo da zero (ecco i link delle fasi precendenti: Fase 1 Fase 2Fase 3Fase 4).

Prima di affrontare l’argomento di oggi è bene fare un recap di quanto emerso finora:

1) Iniziate con poco, veramente poco, un piccolo e facile cambiamento, ed incrementate di giorno in giorno.

2) Scegliete obbiettivi di processo e non di risultato.

3) Il fallimento è parte del percorso, è visceralmente inserito nel processo.

4) Scordate la bilancia, quando si inizia a fare attività fisica è possibile che il proprio peso aumenti: il grasso sta diminuendo ma nel frattempo i muscoli “aumentano”.

5) Fate una cosa alla volta, è l’azione a dare la felicità ma dobbiamo essere in grado di percepirla.

6) Focalizzatevi sul respiro, trovate la vostra frequenza di risonanza.

7) Tracciate i vostri momenti sportivi. E’ la vostra storia.

Proprio l’ultimo punto sarà il tema di questo articolo e concluderà l’intero processo. Tracciare i propri momenti, scrivere la propria storia è uno dei migliori sistemi per sviluppare e far esprimere al meglio la parte sportiva che c’è in noi. Il tutto si basa su un principio fondamentale nello sport (e nella vita) la motivazione intrinseca. Come già descritto più volte in questa rubrica non esiste la testa del campione, ogni testa è geneticamente vincente e predisposta ad agire per ottenere un successo “pratico”… ma… ma ci sono persone che mollano tutto nonostante abbiano tutte le carte in regola per eccellere. Non sto parlando di chi non riesce a gestire lo stress o l’ansia, sto piuttosto parlando di… noi. Parlo di tutte quelle persone che potrebbero fare il 200% ma che invece decidono di accontentarsi di un 70% perché non reputano importante fare di più, perché non vale la pena, perché non serve a niente. Inizio uno sport, vado bene, mi diverto e… poi diventa poco importante, si smorzano gli entusiasmi e alla fine mollo lì. Questo perché non sento più quella scintilla, quella sensazione di valore in ciò che faccio. Come già detto nell’articolo sugli sportivi autodidatti, chi sa dare importanza alle proprie attività non può che sentirsi soddisfatto: il mondo per lui è un luogo in cui interagisce ricercando ciò che necessita e ha scelto, a differenza di chi vede la vita come un continuo e costante luogo pieno di insidie. E quando questa persona è anche in grado di relazionarsi con gli altri ecco che può diventare leader all’interno di un gruppo, far valere la sua opinione e le sue idee, al punto che possono anche sembrare più interessanti le sue vicende rispetto alle proprie! Chi non sa darsi importanza (si parla di avere la volontà di essere protagonisti della propria vita, non di essere i primi presuntuosi che capitano) di norma non la riceve dalle altre persone poiché non può certo essere in grado di trasmettere qualcosa che non vive in prima persona. Lungi da me avere la pretesa di credere di poter trasformare in leader ogni individuo, piuttosto vorrei tornare sul pezzo e concentrarmi sugli elementi che possono aiutare ogni persona a darsi maggiore importanza nel momento in cui si “trasformano” in atleti, anzi sull’elemento che ritengo essere in grado di svegliare in voi il vostro “piccolo protagonista”. Un solo consiglio chiave: tracciate i vostri momenti sportivi. Un diario sportivo (non abbiate paura di esprimervi), un’applicazione sullo smartphone che tenga conto di ciò che state facendo, dove siete in grado di rileggere, ricordare, ri-sentire tutto quello che fate durante la vostra attività atletica. Questo genere di azioni aumentano il coinvolgimento, vi daranno l’impressione di essere all’interno di un frame sportivo pianificato, qualcosa che va oltre alla vostra semplice decisione di fare sport. Soprattutto le app hanno la grande qualità di fondarsi su un principio che viene denominato “gamification”: in pratica rendono un gioco ad obbiettivi la vostra attività sportiva, dandovi dei compiti prefissati nel tempo e premiandovi o incentivandovi a migliorare quando siete scarichi. Fondamentalmente cercano di rendere interessante ciò che sulla carta potrebbe apparire noioso.

Tracciare i vostri momenti sportivi vi permette di entrare nel vostro mondo narrativo, quello in cui voi vi sentite protagonisti della vostra storia, che è vostra anche se non siete i migliori di quello sport! Una storia come “io mi racconto anche quando sono un gregario, che vive di sacrifici e poche luci, perché la fatica, le emozioni che provo, sono reali tanto quanto quelle del velocista che aiuto per arrivare alla volata. E smessa la tuta e la bici, sono un brav’uomo che vive con sua moglie ed una bambina, che lavora e si allena e prova a far funzionare il mondo, almeno il suo”. Storie come queste valgono, eccome! Ma non se chi le vive decide di non raccontarle. I leader raccontano molto di loro, magari non con le parole, ma sicuramente attraverso innumerevoli comportamenti. E così facendo creano un setting, un contesto in cui assumono un’identità, che si fortifica quando i loro compagni si lasciano coinvolgere e accettano la loro storia. Non bisogna aver paura di raccontarsi, soprattutto a se stessi. Per questo è importante parlarsi, ma dialogare per davvero, farsi le domande scomode. Volete fare un esperimento? Provate a parlarvi ad alta voce ogni tanto: capirete che le vostre parole, sentendole, spesso hanno un suono e un senso diverso da quello che avete in testa, e che forse è proprio ciò che pensate a non rappresentare la vostra reale storia. Quando i vostri racconti rispecchieranno i vostri pensieri sono sicuro che avrete trovato il meccanismo che sta sotto alla capacità di dare importanza alla propria narrazione interiore che saprà darvi le motivazioni che tanto desiderate.

Bisogna uscire dalla zona di comfort, ma questo è ciò che fanno sempre quelli che poi vincono, mettendosi in gioco e provando nuove strade, spesso ridendoci sopra se poi va male. Per gli altri invece è semplicemente poco importante…
Buone Feste!

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Dott. Mauro Lucchetta – Psicologo dello Sport
Per domande o dubbi: mauro.lucchetta@psicologiafly.com oppure visitate il sito: www.psicologiafly.com

 

 

 

 

 

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16 dicembre – Psicologia dello sport per non sportivi (ma che vorrebbero diventarlo) Fase 4

9 dicembre – Psicologia dello Sport per non sportivi (ma che vorrebbero diventarlo) Fase 3

2 dicembre – Psicologia dello sport per non sportivi (ma che vorrebbero diventarlo) Fase – 2

25 novembre – Psicologia dello sport per non sportivi (ma che vorrebbero diventarlo) Fase 1

18 novembre – Psicologia dello sport negli sportivi autodidatti

11 novembre – Vorrei affidarmi alla psicologia dello sport ma…

4 novembre – Psicologia dello sport e coraggio

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30 settembre – Maledetto infortunio, la psicologia dell’atleta in stand-by

12 settembre – Paralimpiadi finite? Facciamole continuare

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23 agosto – Atleti in vacanza

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30 luglio – Come formulare correttamente un obiettivo

16 luglio – Risultato immediato vs risultato costruito

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2 luglio – I sintomi del drop out e del bur out

25 giugno – Quando lo sport chiede troppo: il burn out

18 giugno – Sport e abbandono giovanile: cosa fare con il drop out?

13 giugno – I segreti di Milan Lab anche per Asd e atleti amatoriali: i benefici di neuro e bio Feedback

6 giugno – Perchè i bulli sono bravi negli sport?

28 maggio – Forse non tutti sanno che… non tutti sono davvero psicologi dello sport

21 maggio – come si fa a gestire l’ansia sportiva – Parte 3^

14 maggio -Come si fa a gestire l’ansia sportiva – Parte 2^

7 maggio – Come si fa a gestire l’ansia sportiva – Parte 1^

30 aprile -Quando un figlio è scarso nello sport

22 aprile – Riconoscere le proprie capacità – Come acquisire la testa del campione

16 aprile – Proiettarsi nel futuro. Come acquisire la testa del campione

9 aprile – Il fattore sfiga. Come acquisire la testa del campione

1 aprile – Come acquisire la testa del campione? Il pensiero controllato

25 marzo – Come funziona la testa del campione?

18 marzo – La definizione degli obiettivi sportivi

11 marzo – Prima di visualizzare: osservare!

5 marzo – Il dialogo interiore

27 febbraio – Introduzione alla psicologia dello sport