Nuovo San Michele, Torchio (Paderno): “Dobbiamo poter contare al tavolo sulla viabilità”

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ponte paderno
Il nuovo ponte di Paderno nello scenario 1 ipotizzato da Rfi

La posizione del Comune di Paderno alla luce dei dati sullo studio del traffico che prevedono un incremento dell’86%

“Non c’è progettualità: non si può chiedere a Paderno di risolvere i problemi dell’attraversamento est ovest inevasi da decenni”

PADERNO D’ADDA – Non fare i conti senza l’oste. È quanto chiede, in sintesi, l’amministrazione comunale di Paderno preoccupata, sempre più, dal progetto di realizzazione del nuovo ponte sull’Adda in stretto affiancamento all’attuale.

“Vogliamo essere convocati al tavolo regionale sulla viabilità, vogliamo che le nostre istanze siano rappresentate dalla Provincia di Lecco e tenute in considerazione da tutti gli attori coinvolti in questa partita”. Gianpaolo Torchio, sindaco dal 2019, lo chiede a gran voce. Lo chiede da tempo, in realtà, ma ora le sue parole risuonano con l’enfasi di chi ha sotto le mani i dati dello studio del traffico che rendono reale un incubo finora solo ipotizzato.

Comune Paderno d'Adda
Il responsabile dell’ufficio tecnico Marco Testori, il sindaco Gianpaolo Torchio e il vice Valentino Casiraghi

”Alla fine del dibattito pubblico promosso da Rfi siamo tornati al punto di partenza” ha affermato, sconsolato, sottolineando la stretta e continua sinergia con i Comuni della prima e seconda fascia sul tema del nuovo ponte. “Tutte le posizioni espresse dai territori a ovest dell’Adda sono state respinte, così come quelle che volevano risolvere il tema dell’incremento del traffico nei centri urbani di Paderno e poi, a cascata, di Robbiate e Verderio”.

Non solo. “Il dibattito pubblico si è chiuso senza rispondere alla domanda sul perché viene raddoppiata la linea ferroviaria, ovvero se è davvero uno spostamento della gronda est oppure se ci si muove, in via solo precauzionale, per il passaggio di qualche treno merci in più in via del tutto occasionale”.

Informazioni mancanti, su cui Rfi nicchia, a cui fanno da contraltare i numeri snocciolati nello studio del traffico, commissionato dalla Provincia, nel quale si parla di un incremento del traffico sul ponte pari all’86% negli orari di punta  e di una volta e mezzo in più in via Festini che è una strada comunale e residenziale. Senza dimenticar l’incremento importante su via Edison e via Volta verso Robbiate.

Ponte di Paderno

Cifre da incubo, di cui Torchio vorrebbe discutere al tavolo per la viabilità istituito dalla Regione: “Non può esser solo un organo tecnico, dobbiamo poter portare le nostre considerazioni. Non vogliamo trovarci nella stessa situazione di Trezzo: dobbiamo anche interrogarci sul fatto che, se si esclude il ponte Cesare Cantù a Olginate, gli altri viadotti sull’Adda hanno tutti almeno 100 anni. A Paderno si chiede di risolvere la mancanza di progettazione avuta in questi anni, ma Paderno non può pagare questo prezzo con una nuova mancanza di progettazione”.

Torchio è così tornato su un argomento caro alla sponda lecchese dell’Adda, ovvero il via libera a un ponte, ma più a sud dell’attuale in zone meno urbanizzate e più vicine all’imbocco con l’autostrada.
“Non possiamo affidare la progettazione di un investimento come quello del nuovo ponte esclusivamente a Rfi. Chiediamo che da subito i Comuni di prima fascia vengano convocati da Regione per parlare dei temi del traffico. E che la Provincia di Lecco, esercitando il proprio ruolo istituzionale, sostenga la nostra richiesta, portandosi dalla parte dei suoi sindaci”.

Il primo cittadino padernese ha voluto rispondere indirettamente anche a chi rinfaccia a Paderno e più in generale al Meratese di non essersi mosso in questi decenni per prepararsi a un nuovo San Michele a differenza di quanto fatto invece da Calusco con la realizzazione della nuova bretella. “Non è che non abbiamo fatto i compiti. Chi ha fatto opere e scelte si è mosso perché doveva risolvere problemi e criticità di ditte presenti sul territorio. Paderno cosa avrebbe dovuto fare? Costruire strade per un ponte che non si sapeva dove potesse passare? Proprio per questo chiediamo ora risposte a chi chiede invece a noi alternative. Noi le abbiamo fornite, partecipando al dibattito pubblico, ma non sono state prese in considerazione”.

Da qui la conclusione: “A chi ritiene la scelta del ponte in affiancamento all’attuale come la migliore chiediamo risposte, concrete e reali, sull’impatto sul traffico e la viabilità locale. Il primo segno di attenzione non può che passare dalla convocazione dei nostri Comuni ai tavoli sulla viabilità creati”.