Vino protagonista. “L’Italia nel bicchiere”, nuova rubrica di Roberto Beccaria

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Roberto Beccaria

Tra le numerose e seguitissime rubriche, che formano ormai una sezione importante del nostro quotidiano, rigorosamente curate da professionisti ed esperti di settore, non poteva mancare una rubrica dedicata al vino che sarà un indubbio protagonista di Expo 2015.
Ed è con piacere che oggi, grazie alla preziosa collaborazione di Roberto Beccaria, presentiamo “L’Italia nel bicchiere. Notizie sul mondo del vino”.
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L’esperto di vini Roberto Beccaria

Inizio con piacere ed entusiasmo questa collaborazione col quotidiano online Lecconotizie.com prima di tutto da appassionato poi in virtù di una trentennale esperienza nel mondo del vino in qualità di sommelier ed operatore del settore.

Dal lontano 1979 (allora ventiseienne “pionere” dei sommelier lecchesi ) ad oggi, ho maturato una considerevole esperienza degustativa tant’è che arrivo ad assaggiare oltre 700 vini diversi ogni anno. Il nome della mia rubrica “l’Italia nel Bicchiere” vuole essere anche un’omaggio ai produttori Italiani che dagli Anni ’80, dopo il famigerato scandalo del vino al metanolo, hanno continuato a migliorarsi fino creare un vero e proprio “made in Italy” nel mondo del vino, apprezzato in tutto il mondo per l’ottima qualità ad un giusto costo.
Non vedo modo migliore di iniziare questo percorso se non quello di parlarvi dei due vitigni ‘autoctoni’ più nobili presenti sul nostro territorio, quelli che personalmente prediligo: il Verdicchio per il vino bianco nell’odierna descrizione ed il Nebbiolo per il rosso nella prossima.

Il Verdicchio è stato valorizzato negli ultimi due decenni, prima era associato un po’ da tutti ad una famosa bottiglia a forma di anfora in cui c’era un vinello dignitoso ma alquanto mediocre. Attualmente sta ottenendo la giusta considerazione da addetti ai lavori, pubblico, appassionati e critica e, non a caso, alcuni verdicchi sono al vertice delle classifiche dei migliori vini bianchi al mondo conquistandosi prestigiosi premi a concorsi internazionali.

Il vitigno e coltivato soprattutto nelle Marche in due zone fondamentali Castelli di JesiMatelica ma sembra che sia una delle poche uve che ha “viaggiato” da nord a sud grazie alla migrazione di agricoltori veronesi che nel quattrocento hanno portato in queste zone le barbatelle del Trebbiano di Lugana che poi, nel corso dei secoli , si è adattata a clima e territorio evolvendosi con specifiche e proprie caratteristiche.

La nobiltà del vitigno va a braccetto con la sua versatilità, infatti sono previste dai vari disciplinari tutte le diverse tipologie di vino: dallo spumante classico al vino economico ed equilibrato, dal “Classico-Superiore” alla “Riserva” per finire con le vendemmie tardive ed i passiti, particolarmente adatti agli abbinamenti coi formaggi erborinati e/o caprini.

Ritengo doverosa una piccola panoramica con qualche citazione di aziende e vini che mi hanno convinto “sul campo” per qualità, costanza e reperibilità.

Partendo dagli spumanti classici siamo in presenza di una gamma non particolarmente ampia ma, di grande qualità e personalità, stupiscono soprattutto la riconducibilità a questo nobile vitigno anche dopo una lunga permanenza sui lieviti, da 60 a 72 mesi, come nel caso del famoso e pluripremiato Verdicchio Sp. Cl. Riserva “Ubaldo Rosi” 2007(sb.2013)di Colonnara o della Riserva 2008 (sb. 2014) di Garofoli, esempi di finezza e complessità adatti anche a tutto pasto.

La versione classica del Verdicchio offre invece una considerevole gamma di prodotti spesso convenienti e di ottima qualità così mi permetto di segnalare, oltre alle due aziende citate prima, Bucci, Umani Ronchi, Moncaro, Coroncino, Sartarelli in zona Jesi oppure La Monacesca, Bisci e Belisario in zona Matelica.

Vini consigliati su piatti non troppo elaborati della cucina mediterranea, piatti di pesce come piovra al prezzemolo, spaghetti alle vongole, orata al sale ma anche a base di verdure e legumi come orecchiette alle cime di rapa, risotto “primavera” o vellutata di lenticchie.

I “Superiore” ed i “Riserva” annoverano fra loro dei veri fuoriclasse per piacevolezza, eleganza, equilibrio e,  caratteristica non trascurabile, grandissima longevità.

Pensate che alla vigilia di Natale ho brindato con un magnum di Verdicchio Cl.Sup. “Cuprese” del 1999 (ebbene sì un bianco di 15 anni!) a detta di tutti “stupefacente”.

Mi vengono in mente anche il “Podium” ed il “Serra Fiorese” di Garofoli, il Villa Bucciil “Gaiospino” di Coroncino, la riserva di Matelica “Mirum” di La Monacesca.

Questi vini amano pesci pregiati, crostacei, ricette elaborate di alta scuola fino ad arrivare alle carni bianche come una galantina di pollo tartufata o una sella di coniglio glassata all’aceto balsamico.

Fra i passiti segnalo alcune versioni, come il “Muffato di S.Sisto” o il “Brumato”, in cui è presente (come in Francia nei Sauternes o in alcuni Alsaziani tardivi) una muffa nobile chiamata Botrytis Cinerea che conferisce ai vini concentrazione, dolcezza e complessità.

Vini da abbinare a terrine e patè dal gusto amarognolo, al Fois gras nonché a formaggi erborinati nazionali come il Gorgonzola, lo “strachìtunt” o il vero Castelmagno, o anche esteri come lo Stilton inglese o il Roquefort francese ; poi caprini e pecorini stagionati.

Mi fermo qui, sperando almeno di avervi incuriosito e invogliato a leggere questa mia rubrica che sarà un appuntamento fisso con scadenza bisettimanale.
Un consiglio per tutti: assaggiare per credere!

Roberto Beccaria
(Chi volesse contattare il nostro esperto può scrivere a rbeccaria@alice.it)