Dopo 140 anni di storia, i titolari Nazzari ne hanno annunciato la chiusura
Il nome del bar potrebbe essere ispirato all’Unità d’Italia
LECCO – Alla fine del mese il Caffè Unione abbasserà definitivamente le serrande, segnando la chiusura di uno dei luoghi più riconoscibili della memoria urbana lecchese. Una notizia che non riguarda soltanto la fine di un’attività commerciale, ma la perdita di un presidio storico affacciato su uno degli snodi simbolici della città.
Situato all’angolo tra via Roma e Piazza Garibaldi, nel pieno centro di Lecco, il Caffè Unione ha accompagnato per oltre un secolo la vita quotidiana della città. La sua origine viene tradizionalmente collocata alla fine dell’Ottocento, circa centoquarant’anni fa, anche se non esistono documenti in grado di stabilire con certezza una data ufficiale di apertura. Un’assenza archivistica che non ha mai intaccato il valore simbolico del locale, entrato stabilmente nella memoria collettiva.

Pur in assenza di documenti certi o memorie dirette così lontane nel tempo, si pensa che il nome “Unione” si sia ispirato al clima storico successivo al 1861, anno dell’Unità d’Italia, evocando un tempo in cui il Paese si andava costruendo e Lecco consolidava i propri spazi di socialità. In questo contesto urbano, il bar ha svolto per decenni la funzione di luogo di incontro, osservazione e scambio, più che di semplice esercizio pubblico.
Proprio all’esterno del locale si trova il celebre cantun di ball, angolo noto a generazioni di lecchesi come punto di ritrovo informale, dove il passaggio delle persone e delle storie ha continuato a intrecciarsi nel tempo. Un frammento di città che, con la chiusura del Caffè Unione, perde uno dei suoi riferimenti storici più riconoscibili.

La serrata di fine mese chiude così un capitolo significativo della storia cittadina. Non solo un bar che scompare, ma un luogo che ha visto scorrere la storia di Lecco, rimanendo sempre sullo sfondo, presente e silenzioso, mentre la città cambiava volto.
È ora ufficiale: il 31 gennaio il Caffè Unione chiuderà i battenti. In questi giorni sono già in corso i lavori di smantellamento del gazebo esterno affacciato sulla piazza, primo segno tangibile di una chiusura che segna la fine di un’epoca. Aperto a fine Ottocento, il locale ha vissuto decenni di storia e visto generazioni succedersi, diventando un luogo identitario per i lecchesi.
Dal 1983 il bar è gestito dai fratelli Luigi Nazzari e Mirca Nazzari, che da 42 anni ne custodiscono la continuità. Sono stati loro ad annunciare la chiusura, esprimendo rammarico per la perdita di uno spazio dal forte valore storico ed emotivo per la città.

“Abbiamo iniziato a gestirlo a metà gennaio del 1984, quindi a fine gennaio 2026 saranno 42 anni e pochi giorni – ha spiegato Luigi Nazzari –Siamo cresciuti dietro il bancone e ora lasciamo dopo tanti anni ricchi di soddisfazioni. Siamo contenti di avere sempre avuto una bella clientela e anche di avere trovato bravissime persone che hanno lavorato con noi. Qui all’Unione sono passati in tanti in questi anni: lecchesi, turisti… Noi abbiamo voluto impostare un locale secondo le nostre regole e i nostri valori, con uno stile riconoscibile, raccogliendo gli insegnamenti preziosi dei nostri genitori“.

Nel corso dei suoi circa 140 anni di vita, diversi gestori si sono avvicendati alla guida del Caffè Unione. Tra questi figura Battista Colombo, proprietario nel 1927, come testimonia una vecchia insegna dell’epoca. Un elemento che racconta la lunga stratificazione storica del locale e la continuità della sua identità. Come ricordano gli attuali titolari, “nessuno ha mai voluto tradire l’origine e la vocazione del luogo, motivo per cui il nome è stato mantenuto”.
Da sempre associato a Confcommercio Lecco, il Caffè Unione ha contato, negli anni, su un ampio spazio esterno con più di 70 posti, a cui si aggiunge la ventina presente all’interno.

Resta incerto il futuro del locale: il Caffè Unione potrebbe proseguire l’attività come bar sotto una nuova gestione oppure essere destinato a un utilizzo diverso. Quel che è certo è che, con la chiusura del 31 gennaio, Lecco perde uno dei suoi luoghi più iconici, testimone silenzioso di oltre un secolo di vita cittadina.

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