In occasione del Giorno della Memoria, il gruppo ARtIA della Scuola Media di Cremeno realizza un’opera intensa e simbolica
L’evento si terrà martedì 27 gennaio dalle 10:15 alle 11:00
CREMENO – Una terra violata, schegge di vetro e chiavi che non aprono più porte. È l’installazione “Never Again is Now”, realizzata dai ragazzi e dalle ragazze del gruppo ARtIA della Scuola Media di Cremeno, che sarà protagonista di una performance in occasione del Giorno della Memoria. L’evento si terrà il 27 gennaio 2026, dalle ore 10:15 alle 11:00, presso l’istituto scolastico.
L’opera occupa pochi metri quadrati, ma concentra in sé una potente riflessione sulla Shoah e sulle violenze che ancora oggi colpiscono l’umanità. La terra, simbolo di radici e appartenenza, è trafitta da schegge di vetro che ricordano la Notte dei Cristalli del 1938. Il vetro, trasparente ma tagliente, diventa metafora di una violenza che ha infranto vite e futuro, trasformando l’orrore in memoria viva.
Le schegge si dispongono in fragili costruzioni, ricordando rifugi provvisori e baracche, mentre le chiavi sparse nella terra simboleggiano case perdute, diritti negati e il ritorno impossibile a ciò che è stato distrutto. L’installazione non offre risposte, ma pone domande urgenti: che cosa resta quando le case vengono distrutte? Come può crescere il futuro in un terreno ferito dall’odio?
A completare l’opera, un video che intreccia immagini storiche della Shoah con scene contemporanee di guerra e crisi umanitarie. Bambini vittime di conflitti moderni e bambini deportati nei campi di concentramento si trovano a condividere lo stesso destino di sofferenza e vulnerabilità. La presenza simbolica di una ballerina che danza sopra le macerie evidenzia la crudeltà e l’”estetica” della violenza, mentre le immagini della vita quotidiana mostrano l’indifferenza che, ieri come oggi, permette agli orrori di ripetersi.
Il momento conclusivo della performance porta un segnale di speranza: gli studenti, rappresentando il futuro, rimuovono le schegge di vetro dalla terra, liberandola e trasformando la memoria in un atto di cura. Un gesto simbolico che trasforma il dolore in impegno, dimostrando che la memoria, se vissuta attivamente, può diventare strumento di cambiamento.
L’evento invita il pubblico a riflettere sulla responsabilità collettiva e sul ruolo delle nuove generazioni nel costruire un mondo in cui la violenza non diventi mai normale.

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