Cronista, scrittore e voce di eventi cittadini, ha raccontato Lecco per tutta la vita
“La cronaca si vive nella quotidianità”: così definiva il suo mestiere, vissuto sempre tra la gente
LECCO – Si è spento oggi, lunedì, all’età di 85 anni, Aloisio Bonfanti, storico giornalista lecchese, memoria vivente di una città che ha raccontato per tutta la vita, con passione, curiosità e un profondo rispetto per le sue radici. Se n’è andato uno degli ultimi testimoni autentici del giornalismo “fatto a piedi”, vissuto tra le strade, le piazze, le redazioni e le voci della gente comune. Lecco perde un narratore infaticabile, una penna limpida, una voce riconoscibile che ha saputo raccontare oltre mezzo secolo di storia locale come pochi altri.
Era il 2015 quando veniva premiato a Milano per i suoi 50 anni di iscrizione all’Ordine dei Giornalisti. Oggi, a distanza di un decennio, la sua figura resta scolpita nella memoria collettiva dei lecchesi. Nato nel 1939 nel cuore di via Ghislanzoni, a Lecco – quel “cortile delle botti e dei sassi” che ispirò uno dei suoi libri più amati – Aloisio ha sempre messo Lecco al centro della sua esistenza.
Un mestiere vissuto come vocazione
“La cronaca della città la si vive soprattutto nella quotidianità”, diceva. E lui quella quotidianità l’ha attraversata con penna e taccuino e poi, microfono e telecamera. Dai primi passi al Giornale di Lecco tra linotype e inchiostro fresco, alla lunga esperienza come addetto stampa in Comune, fino ai reportage per Tele Spazio, Tele Unica e infine La Provincia di Lecco, Bonfanti è stato testimone diretto di eventi drammatici e momenti di festa: dalla frana del San Martino nel 1969 al conferimento della medaglia d’argento alla città da parte di Sandro Pertini.
“Qui ho vissuto in prima persona giornate tragiche e giornate memorabili dello storia di Lecco”, raccontava con orgoglio e rispetto. Il giornalismo, per lui, non era solo una professione, ma un modo per restare vicino alla sua comunità, con quella cifra tutta sua, gentile ma mai distaccata, empatica ma sempre lucida.
Scrittore e voce di una città
Oltre al cronista, Lecco ricorda oggi anche lo scrittore. I suoi libri – “Il vecchio Borgo”, “Il lago di Lecco”, “Gli anni del boom a Lecco” – sono oggi piccoli scrigni di memoria cittadina, letti come si leggono le cronache di un tempo che sembra lontano, ma che nei suoi racconti ritorna vivido, reale.
Aloisio Bonfanti è stato anche voce, speaker d’eccezione di eventi storici come la Ballabio–Resinelli, ma anche compagno di festa nelle ricorrenze cittadine, nelle sagre e nei raduni del CAI. E proprio il CAI di Lecco lo aveva nominato socio vitalizio per l’opera “1874–1974. Un secolo di storia”.

Un uomo tra la gente
“Mi ha dato la possibilità di stare in mezzo e di imparare a stare con la gente, diventando un cronista del popolo”, diceva a chi gli chiedeva cosa gli avesse lasciato il giornalismo. E forse è proprio questa la cifra più autentica del suo modo di vivere e raccontare: stava con la gente, tra la gente, senza mai innalzarsi a giudice o moralista. Era un mediatore di storie, un amplificatore di voci spesso ignorate.
Da cittadino di Laorca – quartiere che aveva eletto a suo rifugio e punto di osservazione sul mondo – si era fatto anche portavoce del Comitato SoS Lecco–Ballabio, contribuendo a mantenere accesi i riflettori su battaglie di civiltà e sicurezza.
L’ultimo saluto
Con la sua scomparsa, Lecco perde uno dei suoi narratori più autentici, ma il ricordo di Aloisio Bonfanti continuerà a vivere nelle sue parole scritte, nei suoi racconti, nelle sue cronache e in chi, leggendo o ascoltando, ha imparato a guardare la città con occhi più curiosi e attenti.
Ai familiari – alla moglie Ebe, alla figlia Marta – l’abbraccio di tutta la nostra Redazione che si unisce a quello di tutta la comunità lecchese, che oggi piange un uomo che ha saputo raccontarla con cuore, onestà e intelligenza.

La notizia della scomparsa di Aloisio Bonfanti è giunta in serata, mentre era in corso il Consiglio comunale di Lecco. L’assemblea ha osservato un minuto di silenzio in sua memoria, rendendo omaggio a una figura che ha segnato profondamente la storia e l’identità della città.

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