L’Italia nel bicchiere. Alla scoperta dei vini rossi delle Marche

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Roberto Beccaria

RUBRICA – Un affettuoso saluto a tutti i lettori di Lecconotizie, soprattutto agli appassionati di vini ed enogastronomia che mi danno le motivazioni giuste per essere ancora una volta ambasciatore del vino italiano.

Con quello che stà succedendo in Europa questi argomenti possono sembrare inopportuni e superficiali però penso che servano ad alleggerire un tantino la pesantezza della situazione e ad elaborare qualche pensiero positivo.

Stà di fatto che, avendo ricominciato la mia attività didattica con diverse degustazioni, tra i vini che mi stanno sorprendendo per quanto sono migliorati negli ultimi anni ci sono diversi vini rossi delle Marche. Essendo ormai noto il mio smisurato amore per il Verdicchio, questa regione l’ho forse troppo trascurata per quanto concerne l’assaggio dei vini rossi poi, con la pandemia in corso, ho avuto anche meno occasioni di apprezzarli, quindi mi sembra doveroso spendere due righe per consigliarvi alcuni eccellenti Rosso Conero e Rosso Piceno e, in quei paraggi, anche l’Offida rosso DOCG.

vino pixabayIl Rosso Conero viene prodotto nell’entroterra del’omonimo promontorio con prevalenza di uva montepulciano e poi sangiovese, ed è prevista anche una versione “riserva” che ha ottenuto la DOCG.

In questo territorio, pur essendo più a nord, ho notato che il Montepulciano viene maggiormente utilizzato rispetto al Sangiovese, soprattutto nelle “riserve” dove viene addirittura utilizzato in purezza.

Tra queste riserve davvero molto buono l’”Agontano” di Garofoli, potente ed elegante, poi il “Dorico” di Moroder, il “Sassi Neri” di Le Terrazze e il “Cumaro” di Umani Ronchi.

Per quanto concerne prodotti alla portata di tutte le tasche, davvero niente male il “Nero dei Dori” di Colonnara, il Conero “Le Terrazze” ed il “Piancarda di Garofoli nei quali si fa sentire anche la presenza del sangiovese.

Le zone del Rosso Piceno e dei vini di Offida sono gli ultimi lembi di territorio marchigiano che confinano con le Colline Teramane in Abruzzo.

Paesaggi meravigliosi dove si alternano vigneti, uliveti e quant’altro in un territorio collinare generoso ed ospitale cosparso di borghi e paesini deliziosi.

I tanti vini di questa zona vengono perlopiù prodotti su tre fasce di qualità e costo. Tra i Rosso Piceno al top devo inserire il Superiore “Nero di Vite” di Le Caniette (davvero splendido anche se costicchia) poi mi sono piaciuti per la loro finezza il “Pongelli” e il “Villa Bucci” dell’omonima casa.

Da queste parti ovunque vai peschi bene, ci s’imbatte spesso e volentieri in ottimi vini classificati “superiore” come il “Picus” di Simone Capecci, il “Gotico” di Ciù Ciù, il “Morellone” di Le Caniette, il “Brecciarolo” di Velenosi e il superiore di De Angelis.

Anche i rossi giovani che non si avvalgono della referenza “superiore” sono sorprendentemente buoni e convenienti come ad esempio il “Baccus” di Ciù Ciù.

Dalla recente DOCG Offida, probabilmente più in voga per la valorizzazione del vitigno pecorino (a bacca bianca) possono arrivare anche delle vere e proprie perle della moderna enologia anche perché , oltre che a sangiovese e montepulciano, è consentito l’utilizzo di altre uve come cabernet sauvignon e merlot.

Due bei vinoni su tutti, che comunque non costano una follia, sono “Esperanto” di Ciù Ciù ottenuto con montepulciano e cabernet e “Grifone” di Tenuta Cocci Grifoni, che invece è un montepulciano in purezza.

Non dimentico di segnalare, soprattutto agli amanti dei vini rossi fruttati e deliziosi, il Lacrima di Morro d’Alba, vino che si può bere anche fresco di cantina per accompagnare diversi piatti della cucina marinara marchigiana, lungo una costiera di oltre 200 Km che, da Pesaro a San Benedetto del Tronto, ha tanto da offrire.

Per quanto concerne gli accostamenti con i vini sopra elencati non si può generalizzare, soprattutto per la differenza sostanziale che sussiste fra una “riserva” o un “superiore” e un prodotto basilare meno complesso ed evoluto.
Nella prima ipotesi carni rosse, grigliate miste e formaggi di media stagionatura, nella seconda primi piatti saporiti e carni bianche (ricordo i “vincisgrassi” e le tagliatelle al tartufo bianco di Acqualagna o il pollo “alla creta” assaggiati in loco: esperienza da ripetere!).

Mi fermo qui col mio solito invito assaggiare per credere!

Roberto Beccaria


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