Calo dei lavarelli del Lario, al via una indagine per capire le cause

Tempo di lettura: 2 minuti

Ulteriore diminuzione del pescato dei lavarelli

In definizione il potenziamento dell’incubatoio di Fiumelatte

LECCO – “I recenti dati della pesca professionale dei coregoni del Lario, anche detti lavarelli, indicano una diminuzione ulteriore del pescato. Tre sono le cause che abbiamo individuato e che possono aver agito in questa direzione: un eccesso del prelievo di pesca, una carenza di fonti alimentari durante la prima fase di accrescimento degli
avvannotti e uno scadimento qualitativo delle acque nelle zone riproduttive profonde. Per questo abbiamo deciso di avviare nei prossimi giorni una gara per indagare sulla popolazione di questa tipologia di pesce nel lago di Como”. Lo dice l’assessore
regionale lombardo all’Agricoltura, Alimentazione e Sistemi verdi Fabio Rolfi.

Studio scientifico indispensabile per capire le cause

“E’ uno dei punti concordati al tavolo con i pescatori – spiega Rolfi -. E’ infatti necessario uno studio scientifico che individui in modo univoco le cause della crisi di una specie che ha subito un brusco crollo nel 2015. Chiederemo una analisi dei parametri ambientali che possono influire sul loro benessere. La crisi dei lavarelli infatti sta mettendo in grossa difficoltà i 60 pescatori professionisti del lago”. La ricerca scientifica, commissionata da Regione, avrà come obiettivi dunque: la determinazione e l’analisi dello sforzo di pesca, le disponibilità alimentari dei pesci e le zone di riproduzione del coregone bondella. Lo studio avrà durata biennale, con un costo stimato di circa 40.000 euro.

Confermato trend negativo dei dati

“Sui dati della pesca si conferma il trend negativo con un -26% rispetto al 2018 e un -75% rispetto al 2011, parzialmente compensato nel 2019 da un incremento del pescato di altre specie, in particolare dei ciprinidi, nonché dalla diminuzione complessiva delle giornate di pesca del 15% rispetto al 2018. Bisogna inoltre ricordare che alcuni pescatori hanno abbandonato o ridotto la loro attività, che si è fatta meno remunerativa proprio a causa del calo quantitativo” chiarisce l’assessore.

Pesca ridotta, reti modificate e potenziamento incubatorio

Nel frattempo, la pressione di pesca è stata ridotta attraverso l’ampliamento del periodo di protezione della specie e la modifica delle dimensioni delle reti utilizzate per la cattura. E’, inoltre, in fase di definizione un progetto di potenziamento delle attività ittiogeniche, svolte nell’incubatoio di Fiumelatte (Varenna), specializzato nella produzione di coregoni da
ripopolamento. “Siamo consapevoli – conclude Rolfi – che il ripopolamento ittico del lago è determinato in gran parte da fattori naturali non controllabili dall’uomo. Ma Regione Lombardia intende fare tutto il possibile da un lato per difendere l’ecosistema e dall’altro sostenere l’attività dei pescatori lariani”.