“Mal’Aria 2026” di Legambiente, i dati sull’inquinamento atmosferico in Lombardia

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L’aria migliora ma siamo lontani dai limiti della nuova direttiva europea

Cade la tegola di una nuova procedura di infrazione comunitaria: “A pagare sono i cittadini con la loro salute e con le tasse”

LECCO – Qualità dell’aria in miglioramento in Pianura Padana ma resta il ritardo nella conformità alla nuova direttiva. Questo il ritratto che emerge dai dati lombardi di Mal’Aria, il report annuale di Legambiente sull’inquinamento atmosferico. Un ritardo che, secondo Legambiente, è esito di insufficienti investimenti, dovuti anche a un governo nazionale che taglia le risorse e indebolisce, anziché consolidare, le politiche sulla qualità dell’aria.

A rafforzare questo giudizio è la doccia fredda della nuova procedura di infrazione avviata nei giorni scorsi dalla Commissione Europea all’Italia per inadempimento della direttiva (UE) 2016/2284 relativa alla riduzione delle emissioni nazionali degli inquinanti disciplinati dal protocollo di Gothenburg sull’inquinamento transfrontaliero, che si aggiunge a quelle già arrivate a sentenza della Corte di Giustizia Europea nel 2020 su PM10 e del 2022 per gli NO2, nonché all’avvio della procedura di infrazione per superamenti dei limiti di PM2,5.

“Il peso delle infrazioni alle direttive UE in materia ambientale è assai gravoso per l’Italia, ma lo è ancora di più per i cittadini padani, che pagano in salute – osserva Barbara
Meggetto, presidente di Legambiente Lombardia -. Occorre sviluppare appieno il potenziale di riduzione delle emissioni, adottando tecnologie pulite e politiche di sostenibilità nel settore dei trasporti, ma anche affrontare le contraddizioni di un sistema dell’allevamento intensivo i cui numeri non fanno i conti con i limiti del territorio”.

I dati lombardi

Oltre ai parametri in vigore sui limiti giornalieri per il PM10 (50 microgrammi per metro
cubo per un massimo di 35 giorni all’anno) le tabelle lombarde di Mal’Aria prendono in considerazione anche i limiti della nuova direttiva, da raggiungere entro il 2030, valori decisamente più stringenti degli attuali (20 µg/m³ per PM10, 20 µg/m³ per l’NO2, 10
µg/m³ per PM2.5) e per rispettare i quali servirà un deciso cambio di marcia. Il dossier Mal’Aria indica le riduzioni necessarie a perseguire i nuovi limiti, con evidenti ritardi da
colmare quanto prima. Solo Lecco e Varese per il PM10, e Mantova, Sondrio e Varese per l’NO2, sono su una traiettoria coerente con i traguardi europei di qualità dell’aria.

Se anziché guardare i dati di concentrazione si vuole risalire alla fonte, cioè alle emissioni,
la situazione mostra chiare differenze. In Lombardia le emissioni inquinanti sono valutate
da ARPA, che ha sviluppato un proprio inventario (INEMAR, www.arpalombardia.it/temiambientali/aria/inventario/inventario-delle-emissioni/) per monitorare le fonti di inquinanti.

Come nel resto d’Europa, nell’ultimo decennio le emissioni da traffico (NOx) si sono ridotte in misura significativa grazie alla normativa europea sulle emissioni dei veicoli (-28% nell’ultimo decennio). La stessa normativa ha permesso anche di ridurre, seppure in
misura meno incisiva, le emissioni di PM2.5 (-21%), mentre le misure attivate in ambito industriale hanno consentito moderati miglioramenti per i vapori di solventi organici,
riducendo di circa il 18% le emissioni di COV. Nessun miglioramento invece si misura per l’ammoniaca (NH3), rimasta invariata su valori elevati (circa 80.000 tonnellate anno, emesse per il 96% dal settore agricolo e in particolare dagli allevamenti).

“L’ammoniaca, insieme al metano, sta accrescendo il proprio peso relativo sul bilancio delle emissioni, con un effetto rilevante sulla qualità dell’aria, considerato che si tratta del principale precursore gassoso della formazione di particolato sottile, mentre il metano è all’origine del micidiale smog fotochimico, che si sviluppa durante la stagione estiva. La Lombardia non deve girare la testa dall’altra parte, ma avviare politiche incisive di riduzione dei contributi emissivi che, per questi due gas, significa in primo luogo ridurre il numero davvero eccessivo di capi allevati nelle grandi stalle lombarde”.

Approfondimento – La nuova procedura di infrazione

La notizia della recente, ennesima procedura infrazione avviata contro l’Italia – unico Paese europeo colpito dal provvedimento – per inadempimento della direttiva (UE) 2016/2284 relativa alla riduzione delle emissioni nazionali degli inquinanti disciplinati dal protocollo di Göteborg sull’inquinamento transfrontaliero, è un’altra tegola per un governo che dovrebbe essere in prima fila nella lotta all’inquinamento atmosferico, ma che evidentemente continua a considerarla non prioritaria.

La nuova contestazione da Bruxelles riguarda il mancato aggiornamento del Programma nazionale di controllo dell’inquinamento atmosferico previsto dalla direttiva NEC, che disciplina le emissioni di inquinanti classificati come ‘transfrontalieri’: la sola Lombardia libera nell’atmosfera terrestre ben 420.000 tonnellate di queste sostanze, oltre un quinto del totale nazionale (poco meno di 2 milioni di tonnellate secondo i dati ISPRA) a cui occorrerebbe aggiungere, sempre per la Lombardia, 325.000 tonnellate di metano.

Gli inquinanti normati dalla direttiva, per i quali vengono stabilite delle soglie obiettivo (National Emission Ceilngs) in attuazione del Protocollo di Gothenburg, sono: il particolato sottile (PM2.5), gli ossidi d’azoto (NOx), principalmente generati dal traffico, il diossido di zolfo (SO2) che deriva principalmente dal settore industriale e della raffinazione petrolifera, le sostanze organiche volatili (VOC) che si sprigionano da una pluralità di processi industriali e in particolare dai solventi, e l’ammoniaca (NH3), che invece deriva dall’uso di fertilizzanti agricoli e dall’attività di allevamento. Da tempo si sta discutendo dell’introduzione anche del gas metano, di cui è ormai riconosciuto il ruolo, oltre che come potente gas serra, anche di precursore della formazione del micidiale ozono.

Se le emissioni inquinanti sono in via di progressiva riduzione, è anche vero che questo miglioramento sta avvenendo a ritmi molto più lenti di quelli che sarebbero consentiti dall’avanzamento tecnologico (ad esempio nelle emissioni industriali), dall’adeguamento ed elettrificazione degli impianti termici (nel riscaldamento domestico) e dalla trasformazione del sistema della mobilità e dei trasporti (riduzione del traffico veicolare privato, elettrificazione). Per quanto riguarda le emissioni di fonte agricola (ammoniaca) la situazione di stagnazione lombarda è simile a quella di aree a forte intensità agrozootecnica europea, come i Paesi Bassi, il nord della Germania, la Bretagna e l’Irlanda, dove troppi allevamenti intensivi e abusi di fertilizzanti portano a copiosi rilasci di composti azotati che ammorbano l’aria ed inquinano le acque.

LE TEBELLE CON I DATI DELLA LOMBARDIA