La lettera: “Perché si arriva a distruggere un capanno di caccia?”

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LECCO – Riceviamo e pubblichiamo una lettera firmata.

“In tutti questi anni, mi hanno sempre insegnato a rispettare le persone, ognuno con le proprie idee, le proprie convinzioni e i propri ideali. Ad oggi non vedo perché anche altri genitori non abbiano insegnato le stesse cose ai propri figli perché il rispetto lo si impara da piccoli. Mi chiedo perché al mondo d’oggi se non viene condivisa una passione, deve per forza di cose sfociare in violenza o danneggiamento di materiali altrui. Un pensiero va alla caccia e al cacciatore, purtroppo c’è chi non vede di buon occhio questa passione e quindi si sente autorizzato a sterminare delle piante, degli attrezzi adibiti alla caccia o addirittura un capanno con all’interno alimenti, bevande, caffè, biscotti e altro, o attrezzature: per un capannista, il suo capanno è come una casa creata con cura. Tanta persone credono che il cacciatore sia solo un assassino, ma non è così. Il cacciatore è colui che tiene in equilibrio l’ecosistema, tiene puliti i boschi, ruscelli e sentieri, proprio quei luoghi dove passiamo tutti. Tutti facciamo delle lunghe passeggiate in mezzo alla natura per rigenerarci, ma se ci sono degli arbusti ingombranti, di lì non si passa e così ecco che spesso e volentieri, anche attraverso le giornate ecologiche, il cacciatore va a pulire. Il cacciatore come il pescatore che pesca un pesce, rispetta delle leggi, ma soprattutto rispetta sempre le persone e tutto ciò che è legato ad ognuno di loro. Detto tutto ciò, penso che chi va a distruggere un capanno radendolo al suolo, non possa essere da solo e agisce in gruppo. Ora ci sono delle domande che sorgono spontanee e no so se avrò mai risposta… Che piacere si prova a fare tutto questo? Perché, se non si condivide ciò che fa un cacciatore, lo si deve punire in questo modo? Con l’animo colmo di amarezza, mando un cordiale saluto”.

Lettera firmata