Il vento ci porterà…

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“… bisogna essere cauti, trovare un nuovo modo di intervenire tra il “furor sanandi” e la rassegnazione. È una cosa molto complessa che l’educatore stenta ancora a trovare. E questa la fatica più grande dell’essere educatori, fatica che può essere superata facendo emergere il desiderio dell’educatore. Desiderio dell’educatore che non può esaurirsi con quello di curare, ma che deve andare oltre – al di là, direbbe Freud – mostrandosi in una qualche passione che spinga le persone in cura a fare emergere la loro soggettività. Il loro desiderio. O per essere più realisti, ciò che resta del loro desiderio.”

È la fine dell’articolo del mio collega Christian Broch della settimana scorsa e idealmente a quei concetti mi aggancio.

Mi chiamo Andrea Parmagnani e sono un socio della cooperativa Accoglienza e Lavoro di Molteno (LC) dove lavoro come educatore; la nostra cooperativa si occupa di accoglienza, riabilitazione psico-ergo-terapeutica e reinserimento socio-lavorativo di soggetti tossico-alcool dipendenti.

Da un po’ di anni abbiamo sentito l’esigenza di riflettere sui “luoghi dell’educare” per crearne di nuovi; luoghi dove la dimensione della relazione si potesse esprimere, appunto al di là della “cura”, attraverso i desideri e le passioni degli educatori.

 …Freud metteva in guardia i suoi allievi rispetto al furor sanandi; per imparare qualcosa e per raggiungere qualche risultato, scriveva infatti Freud, bisogna rinunciare a ogni miope ambizione terapeutica – che si rivela piuttosto di ostacolo al raggiungimento di risultati significativi perché spinge a considerare l’altro, colui che soffre, come un oggetto da riaggiustare e non un soggetto da ascoltare e (provare a) capire.

È da queste riflessione che sono nati nel tempo i laboratori di arte, teatro e Reiki gestiti dagli educatori della cooperativa che negli anni hanno acquisito competenze e professionalità in quei campi.

L’ultimo nato è il laboratorio di navigazione a vela che nasce dal mio desiderio di offrire l’opportunità di un incontro con qualcosa di speciale rispetto all’esperienza della relazione con l’altro a persone che hanno a bilancio della loro vita una serie di appuntamenti mancati.

Abbiamo da un po’ la disponibilità di una barca e di un attracco a Valmadrera, il che ci ha finalmente consentito di progettare dei corsi di introduzione alla navigazione a vela strutturati in brevi cicli di circa due mesi ciascuno con piccoli gruppi di 4 persone.

Vi domanderete a cosa serve. Credo che ci siano molte possibili risposte. Navigare a vela è una questione di tecniche e conoscenze da imparare, ma non solo.

Salendo su una barca ci si accorge quasi subito che è anche una questione di percezione e sensibilità.

Si potrebbe dire che andare in barca a vela abitua a sopportare meglio l’idea della nostra transitorietà, della nostra precarietà di esseri umani.

Ci si muove all’interno di due fluidi (l’acqua e l’aria) sospinti dalla sola forza del vento. Le forze in gioco sono in continuo movimento e l’equipaggio è alla continua ricerca di un equilibrio per mantenere l’assetto della barca, la rotta, la salvaguardia delle attrezzature e delle persone, con lo scopo di andare dove si è deciso insieme di andare.

Sono in molti a dire che la vela è in qualche modo una scuola di vita, cioè molto più che un passatempo; a mio parere è uno dei rari casi in cui questa affermazione non corre il rischio di diventare un luogo comune.

Si impara a dare il proprio contributo alla conduzione della barca e non a essere passivamente condotti; ovvero si partecipa da protagonisti ad ogni momento decisionale, ciascuno nel proprio ruolo.

Si impara ad autogestirsi per suddividere equamente i lavori a bordo (il buon risultato è direttamente proporzionale all’impegno profuso).

Si impara ad ascoltare e osservare per saper prevedere le azioni da compiere in un ambiente in continua trasformazione.

Si impara l’importanza della conoscenza e della competenza tecnica che unite all’esperienza portano ai migliori risultati.

Si impara a credere nel gruppo e a relazionarsi con gli altri poiché mai come navigando a vela, l’espressione “siamo tutti sulla stessa barca” corrisponde al vero.

Tutto ciò lo si apprende mentre ci si diverte senza soluzione di continuità tra le due cose. Si è letteralmente immersi nella natura e in rapporto diretto con gli elementi che dobbiamo imparare a conoscere e rispettare.

Già dalla prima uscita del primo ciclo con la nostra barca e tre dei nostri ospiti (ne approfitto per ringraziare Emilio, armatore e skipper senza il quale questo progetto non potrebbe esistere) abbiamo avuto la conferma di quanto ho provato a esporre sopra; le tre ore passate in navigazione nel primo bacino del Lario nel ramo di Lecco ha riempito tutti i partecipanti di soddisfazione e voglia di proseguire.

Mi auguro che queste righe abbiano stimolato la curiosità e il desiderio dei profani e l’interesse di quanti fanno già parte di questo mondo dai quali volentieri accetteremo critiche e suggerimenti, idee.

In tal senso dirò che siamo già in contatto con gli amici dell’associazione Annje Bonnje (circolo velico di Como), da tempo sensibile ai temi del disagio sociale e che ha tra i suoi principi guida quello di provare “…a spezzare qualcuna delle catene che costringono in condizioni di marginalità alcuni giovani”.

Con loro siamo già riusciti ad organizzare una giornata di navigazione sul lago di Como con quattro equipaggi che ha generato come prevedibile molto entusiasmo (la giornata è stata propedeutica alla creazione del laboratorio). Quello che non vogliamo che succeda è che questa cosa rimanga a carattere episodico e di semplice intrattenimento e svago.

È nata l’idea di progettare un intervento a più lungo termine che prevede come tappa conclusiva la partecipazione alla regata di una delle prossime edizioni della Handy cup all’interno del progetto di respiro europeo che ha i suoi principi nel Manifesto Europeo della Vela Solidale. Il progetto pone l’attenzione sui bisogni dei più deboli e degli ultimi, per un miglioramento della qualità della vita di tutti.

Le note dolenti come al solito sono quelle economiche, ma dopo che finalmente è stato compiuto il primo passo abbiamo la speranza di riuscire a raggiungere anche questo obiettivo. Vi terrò aggiornati e auguro a tutti Buon Vento!

A proposito di passione e desiderio; una collega ci ha appena lasciati prematuramente. Cara Cecilia, ci hai lasciati da poco e ancora non possiamo crederci; ma nel ricordo di te ci trasmetti molto sulla passione e sul desiderio, ancora e ancora…

 

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